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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Dead Lord: Sleeping My Day Away
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Vite notturne sempre al limite, tra Svezia e Danimarca.

Dead Lord
Sleeping My Day Away

Il mondo musicale è pieno di meteore, di artisti o band che con un brano sono riusciti a sfondare il muro dell’anonimato e a ritagliarsi un piccolo pezzetto di pietra nel mosaico della storia delle sette note.

I D-A-D – nonostante 40 anni di carriera ben dimostrati da dodici album in studio di pregevole fattura – saranno per sempre ricordati come quelli di Sleeping My Day Away, e se la cosa da una parte sminuisce la qualità complessiva della band, dall’altra rende innegabile il fatto che quel pezzo fosse davvero micidiale. Uscito nel 1989, grazie a un videoclip in heavy rotation su MTV ben spinto dalla Warner riuscì a catturare in un colpo solo i residuati gotici degli anni ‘80 e i metallari stanchi delle pacchianate alla Poison, con un sound sporco che ricordava i Cult meno leccati e in qualche modo apriva le porte a quell’alternative rock pronto a fare tabula rasa del resto di lì a poco. Un pezzo da novanta, poche storie.

Ed è proprio tenendo conto della bellezza intrinseca del brano che la cover qui risuonata dagli svedesi Dead Lord funziona alla grande. I Nostri, invece di stravolgerla, la rileggono pari pari, aggiungendo giusto un groove stradaiolo in odore di AC/DC epoca Bon Scott per spolverare via un poco di aurea notturna (che rimane comunque a permeare le liriche – un inno sguaiato alla vita r’n’r dove di giorno si dorme e di notte si dà fuoco alle polveri) a favore di un approccio più diretto e sfrontato.

Una rielaborazione ben riuscita per uno dei brani che hanno segnato una generazione: le cover a volte servono anche a ricordare l’esistenza di queste perle troppo spesso dimenticate e, perché no, a riprendere in mano l’opera omnia dei gruppi in questione.

Dead Lord D-A-D