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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Current 93: If a City
Il re non è nudo
↤ Tracce

Poesia per resistere alla disgregazione interiore.

Current 93
If a City

Uno dei fardelli che sta lentamente ma inesorabilmente uccidendo l’essere più intimo della società occidentale è la cosiddetta “sindrome da sovraccarico sensoriale”. Bombardati continuamente da stimoli audiovisivi, gli individui stanno perdendo la capacità di concentrarsi su qualcosa. Sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui era normale perdersi completamente in un film, in un libro, in un concerto, negli occhi di qualcuno o dentro se stessi: quei momenti di raccoglimento che permettevano al nostro io di ricaricarsi e dare un senso alla propria esistenza.

Questa nuova tendenza è lo specchio della società in cui viviamo, dove non servono più droghe sintetiche o lobotomizzazioni per azzerare il funzionamento dei neuroni: essere continuamente altrove con la mente, ma senza mai focalizzare davvero nulla – come una pallina di un flipper di cui abbiamo perso il controllo – è il traguardo dell’annullamento perfetto, un omicidio/suicidio che non lascia tracce di nessun tipo.

Servono maniere forti per riuscire a staccarsi da questo circolo vizioso e, come spesso accade, nulla è più violento di una carezza malinconica.

Ascoltare il nuovo singolo dei Current 93 di David Tibet, leggendone il testo e cercando di capirlo, rimette in funzione quelle parti di noi ormai sopite sotto i colpi della tecnologia invasiva. Il canto incerto e impreciso – e proprio per questo terribilmente struggente e incisivo – di David ci racconta come sempre una storia, sorretta da una malinconica colonna sonora tra pianoforte e archi, dove l’allegoria svela uno sguardo rigato di lacrime nei confronti della vita attanagliata dalla paura e dall’ignoranza. Con la sua poetica visionaria e violenta ma allo stesso tempo gentile e comprensiva, Tibet schiude cassetti interiori ormai dimenticati che sembravano sigillati dentro di noi, mostrandoci una realtà quotidiana in netto contrasto con ciò che davvero siamo, ben raffigurata in note nel netto cambio di registro della chiusura del pezzo.

È musica altra, che richiede tempo e attenzione, assolutamente da evitare se si è ormai rassegnati alla zombificazione moderna, ma di vitale importanza per tutti coloro vogliano mantenere un contatto forte e saldo, seppur a volte doloroso, con la propria esistenza.

↦ Leggi anche:
Michael Cashmore (feat. Anohni & David Tibet): The Night Has Rushed In
Current 93: IF

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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