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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Black Flower (feat. Meskerem Mees): Morning in the Jungle
Con la sciarpa bianca e rossa, il boss del fiore nero
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L’Etiopia vista dal Belgio sembra Saturno.

Black Flower (feat. Meskerem Mees)
Morning in the Jungle

Nathan Daems la fantasia si vede che la usa tutta quando suona. Chiamare il tuo gruppo Black Flower è come dire: “Adesso non ho proprio tempo di pensare a un nome memorabile per la banda in cui scrivo tutti i pezzi e faccio tutti gli arrangiamenti: sarà un gruppo stratosferico, terremo insieme il jazz etiope, il dub sufista invasato e la psichedelia sahariana, costruiremo un obelisco dedicato a Sun Ra nella piazza grande di Addis Abeba, ci metteranno come colonna sonora nei razzi per Saturno, ma adesso sono in ritardo per le prove e un nome più originale di questo proprio non mi veniva in mente, scusate”.

Tranquillo, Nathan, ci ricordiamo lo stesso: black flower, fiore nero, facile, come la canzone dei Nomadi.

I Black Flower vengono dal Belgio, ma se li ascolti a occhi chiusi non ci fai caso. Nathan Daems è il capo della banda e suona tutti i tipi di strumenti a fiato fricchettoni che ti possono venire in mente, ma soprattutto sax e flauto, e dà l’impressione di trovarsi ugualmente a proprio agio in un jazz club a Soho che in una moschea a Istanbul. Come se non bastasse, è pure un bel ragazzo.

Magma è già il disco dell’anno, se ti piace l’afrojazz dub psichedelico – e a chi non piace l’afrojazz dub psichedelico? Morning in the Jungle – terzo singolo estratto, o insomma terza canzone del disco apparsa fino adesso su Spotify – ci ha definitivamente preso il cuore, grazie alla partecipazione vocale di Meskerem Mees, cantautrice (belga pure lei, giovanissima pure lei, bravissima pure lei) che di solito si muove su coordinate voce-e-chitarra-e-poco-altro, ma che atterra su questa traccia con una grazia, un’innocenza e un istrionismo che sembra Martina Topley Bird quando cantava con Tricky, avete presente?

Il 97% per cento della musica dei Black Flower è strumentale, ma in qualsiasi momento potrebbe iniziare a cantarci sopra Fela Kuti, e c’è una definizione precisa per il genere di musica in cui Fela Kuti potrebbe iniziare a cantare in qualsiasi momento: musica buona.

Simone Rossi
Simone Rossi

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