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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Susanna Hoffs: I Want to See the Bright Lights Tonight
Alla faccia delle sciacquette
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Quando le meteore sono in realtà satelliti che continuano a camminare come egiziani.

Susanna Hoffs
I Want to See the Bright Lights Tonight

Probabilmente alla stragrande maggioranza delle persone il nome di Susanna Hoffs non dirà nulla. Eppure negli anni ‘80 (e per una sporadica reunion sul finire dei ‘90) era la leader delle Bangles, e già questo nome farà rizzare le orecchie a molti. Per i più distratti, si cala l’asso: le quattro fanciulle che hanno adornato i poster di una generazione sognante sono quelle che nel 1986 cantavano Walk Like an Egyptian, uno di quei brani che nonostante siano passati 25 anni ancora fa prepotentemente capolino nelle compilation dedicate al ballo spensierato e leggero. Il fatto che in seguito sia stato bandito dalle radio americane sia nel 1991 («Mannnnndatoryyy… Ssssuicideee») sia nel 2001 («Twin a Tin Tin Towers») per paura di offendere gli egiziani, la dice lunga su quando sia stato acceso il gas sotto la pentola mentre la rana felicemente faceva il bagno.

Dopo lo scioglimento definitivo della band la nostra Susanna non ha attaccato la chitarra al chiodo, né tanto meno ha smesso di cantare, pur ottenendo risultati ben lontani dai fasti di gioventù, perlomeno a livello di pubblico.

Torna oggi con un disco di cover, compresa questa I Want to See the Bright Lights Tonight, scritta e interpretata originariamente dal folk singer a stelle e strisce Richard Thompson assieme alla moglie Linda.

L’approccio al brano è simile a quello dei Bauhaus quando riproposero Ziggy Stardust di David Bowie: essenzialmente dell’arrangiamento originale non cambia una virgola, ma il peso dell’interpretazione è il fattore che muove l’ago della bilancia. Come faccia la Susy a mantenere quella voce adolescenziale, cristallina e piena di sfumature nonostante abbia passato i 60 è un mistero: sta di fatto che riesce non solo a padroneggiare egregiamente il pezzo, ma lo fa definitivamente suo, donandogli una patina vagamente malinconica che accresce non di poco il significato del testo, finendo per trasformare una canzone di speranza in uno sguardo rigato dalle lacrime mentre si cammina nella vecchia solita strada dei sogni infranti.

Non sarà questo che la farà tornare in testa a Billboard, ma di certo la classe e lo stile non sono andati dispersi.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

Cover  Venus  Rock  Folk  December 2021  
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