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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Korn: Start the Healing
Il DNA del nu metal
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Che la guarigione passi ancora una volta dal dottor Jonathan Davis?

Korn
Start the Healing

Li stavamo aspettando già da qualche tempo al varco, dopo che i Korn avevano condiviso in anteprima un frammento di Start the Healing all’interno di un filtro di realtà aumentata e a seguito dell’apparizione di cartelloni pubblicitari con l’iconico logo della band in qualche billboard di LA e dintorni.

Il responso? Eccolo: la cura a base della medicina sintetizzata dalla band californiana appare ancora una volta significativa e funzionante, anche solo per il suo aspetto. La carrellata di abbigliamenti e pose che può contraddistinguere il nuovo (e il vecchio) corso di un generico nu metal è presente in tutto e per tutto: l’accoppiata a tema dreadlocks di Munky e Head, la bandana di Fieldy, il mascara nero di Luzier e, ovviamente, la posa canonica di Jonathan Davis, che vale sempre la candela.

La struttura del pezzo è scontata, naturalmente, come quasi tutti i pezzi del repertorio: strofa, ritornello, strofa, ritornello, special, ritornello. Come per tutte le medicine, sono naturalmente le controindicazioni che potrebbero pesare sul prodotto. E qui, a parte quanto appena sottolineato, non sembra pesi quasi niente. L’efficacia di Start the Healing è tutta nel DNA della band, dopotutto: quella che viene ripresa nell’immaginario del videoclip curato da Tim Saccenti (Flying Lotus, Run the Jewels, Depeche Mode).

Il nuovo Requiem uscirà il 4 febbraio 2022 per Loma Vista Recordings. Il successore del precedente The Nothing del 2019 sembra sia stato concepito sfruttando tutti i tempi concessi dal lockdown e dalla pandemia, che a quanto pare non ha portato alcuna virata o cambiamento di sorta. Ma probabilmente va bene così.

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Jonathan Davis: What It Is

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