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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Christian Death: Haloes (2021 Mix)
Icona. Punto.
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Nuovo abito per una morte che cristiana non è mai stata.

Christian Death
Haloes (2021 Mix)

Il cuore e la mente litigano in continuazione, soprattutto se il nocciolo della questione è un equivoco. Il fan medio di Rozz Williams potrebbe scandalizzarsi, accusando la Cleopatra di raschiare nuovamente il barile pubblicando materiale all’apparenza inutile. Ma quando il cuore si agita, il cervello entra in gioco e razionalmente fa un passo indietro.

Il falso storico è che Haloes sia un pezzo dei Christian Death: no, non lo è, non lo è mai stato e mai lo sarà. Vero che veniva riportato su varie compilation semilegali (chi credete stampò il bootleg Sticks a Finger Down Its Throat? No, non Valor: l’altro…) e non come un brano della Morte Cristiana, ma la realtà è ben diversa. A inizio maggio 1985 Williams decide di punto in bianco di abbandonare la band alla vigilia di un lungo tour europeo. Gli altri, senza soldi né alternative, sono costretti a rispettare gli impegni presi nel vecchio continente e partono senza il loro carismatico leader, che rimane negli USA. Qui la sua infatuazione artistica (e non solo) per il produttore Eric Westfall (che ha lavorato su Catastrophe Ballet e Ashes – sua la musica di Lament) continua, e la voglia di collaborare si concretizza con tre brani inediti che lo stesso Westfall gli “regala”: Haloes, Spectre (Love Is Dead) e quella che diventerà This Mirage. Ma è un fuoco che si spegnerà presto: Williams canterà solo sulle prime due abbandonando poi il progetto, registrando voce e testo posticci sulla terza molti anni dopo per includerla in una compilation. Un riciclo, diciamo.

Quindi non stiamo parlando di Christian Death, ma di una collaborazione Williams/Westfall. Capito, cuore? Bene.

Ma come sempre, money talks: lo sanno bene gli ex membri e lo sapeva bene pure Rozz, così come lo sanno (ancor di più) le etichette discografiche. Il marchio conta, e appiccicare l’adesivo “Christian Death” su qualsiasi cosa assicura qualche vendita extra (qualcuno sta pensando al terzo e quarto album degli Shadow Project usciti sotto falso nome, vero?).

Ma arriviamo a oggi. La Cleopatra ha pagato (poco, pochissimo, ma regolarmente, con contratti firmati e sottoscritti) per i diritti sui master di parte delle registrazioni di Rozz e ogni tot cerca di fare cassa con uscite più o meno fondamentali. Il cuore abbaia, ma il cervello non ci vede nulla di strano: business is business e nel momento stesso in cui qualcosa viene venduto il confine tra arte e prodotto diventa inesistente, inutile filosofeggiare.

Questa nuova versione di Haloes – lato A di un 7” che accompagna un libro sul re del death rock – non è un remix ma un brano risuonato tout court dove solo la traccia vocale è rimasta intatta. Perde la leggerezza in bilico tra wave e cabaret dell’originale per trasformarsi in un brano American goth ballabile e denso, sicuramente meno originale ma lo stesso efficace.

Ce n’era davvero bisogno? Probabilmente no, ma se non altro al posto del solito finto demo o del remix electro da quattro soldi stavolta il risultato è piacevole. E che i puristi si mettano l’anima in pace: operazioni post mortem simili sono nella norma, non solo nei Christian Death (i due “inediti” nelle ristampe del periodo Rozz a opera di Valor per esempio), ma in miriadi di altri gruppi (Made in Heaven dei Queen, Infini e Katorz dei Voivod, le tracce vocali di Robert Smith anni Duemila spacciate come demo del 1983 usati nella ristampa doppia di Blue Sunshine dei Glove, un centinaio di album di Hendrix e via discorrendo).

Haloes era e rimane un pezzo splendido, sfortunato in quanto facente parte di un mucchio di brani mai davvero sfruttati su un album vero e proprio: riscoprirlo in questa veste nuova può portare il neofita a riascoltarlo e già solo per questo l’operazione merita il pollice alzato. Cleopatra o meno, ogni scusa è buona per (ri)avvicinarsi all’incommensurabile talento di Rozz Williams, qui nella fase conclusiva del suo cantato Bowie-esco iniziata nel 1984: mai aveva usato la sua voce in questo modo e mai lo farà dopo.

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Max Zarucchi
Max Zarucchi

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