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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Robert Plant (feat. Alison Krauss): High and Lonesome
73 anni, e rimorchio ancora

Robert Plant (feat. Alison Krauss)
High and Lonesome

Invecchiare con classe e in buona compagnia, what else?

Ci sono molti modi di affrontare la vecchiaia. Gente come (quel geniaccio di) Peter Gabriel si è reinventata totalmente, conoscendo secondi capitoli entusiasmanti e innovativi tanto quanto i primi, coerentemente con la propria epoca (aiuta anche l’aver prodotto poco e diluito). Mark Knopfler, che un po’ già era vecchio da giovane, si è seduto davanti al caminetto con un whisky scozzese e ha fatto la musica che da sempre voleva fare – musica da caminetto, appunto – con una grande sincerità e un immenso calore dentro. Altri si rassegnano ad andare solo in tour finché ce la fanno, o continuano ostinatamente a scrivere album stanchi, o ancora si ritirano definitivamente dalle scene lasciando il ricordo intatto.

Robert Plant – la cui musica post-Led Zeppelin è largamente ignorata da chi va ovviamente a vederlo dal vivo nella speranza di una Baby I’m Gonna Leave You, di una Whole Lotta Love o di una Stairway to Heaven (l’ultima vana, però) – tutto sommato rientra negli invecchiati bene. Da prototipo della rockstar ad attempato gentiluomo inglese, capacissimo di divertirsi e rinnovarsi mescolando vecchi ingredienti. Si è dato al blues, alla world music e al folk, sviluppando tutti quei lati più tranquilli un po’ adombrati nella musica della più grande band hard rock della storia (che lo è stata anche per via di quei lati là). E oggi sforna un (secondo, dopo quello del 2007) lavoro con Alison Krauss, fiddler e voce inconfondibile del country moderno.

Il pezzo è ipnotico e suadente, con un riff vecchio stile e un ritmo incalzante. E ovviamente le due voci insieme splendono come dovrebbero, considerando che quella dell’ex Zeppelin ha perso molte note verso l’alto, ma possiede ancora il suo fascino seduttivo, proprio perché è usata coerentemente con le possibilità attuali delle sue corde vocali – mentre violino ed elettrica si danno da fare per evocare la versione 2021 della psichedelia africaneggiante che tanto piace al nostro lord britannico. «Siamo come Mork e Mindy!», commenta Robert con il suo solito ghigno.

Oh, uno sarà banale, ma arrivarci, così! A settanta, settantacinque, ottant’anni.

Robert Plant Alison Krauss Led Zeppelin 

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