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Marianne Faithfull: Madame George
Madame Marianne
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Teatrale, essenziale: una Madame senza tempo.

Marianne Faithfull
Madame George

«Per “The Man”. Spero ti piaccia, tesoro». Marianne Faithfull introduce così la “sua” Madame George, dedicandola a Van Morrison, che l’ha scritta, nonché incisa nel 1968 (in Astral Weeks). «Non ho ancora capito del tutto le parole, ma quasi», prosegue nostra signora, per molto tempo nota erroneamente ai più come la groupie degli Stones, nonché la ex di Mick Jagger (difficile dire quale delle due sia la definizione più avvilente).

«In questa canzone, o in qualsiasi cosa l’abbia ispirata, Van Morrison ha visto la possibilità reale di amare gli esseri umani più disgraziati in assoluto», ha scritto Lester Bangs, a proposito del significato, abbracciando l’interpretazione condivisa da molti secondo cui Madame George sarebbe un travestito, «e le implicazioni di ciò sono davvero terribili, molto più terribili della semplice vista di un corpo imbruttito dall’età, o dell’apparente assurdità di un uomo che per tutta la vita porta avanti la goffa finzione di cercare di assomigliare a una donna».

Il singolo che ascoltiamo qui ha anticipato l’uscita di Marianne Faithfull: The Montreux Years. Il progetto fa capo a Claude Nobs, fondatore del celebre festival svizzero Montreux Jazz e raccoglie le performance live di Marianne su quel palco (ci è salita ben cinque volte: nel 1995, 1999, 2002, 2005 e 2009), registrate e rimasterizzate con una cura estrema per la qualità. Del mastering si è occupato Tony Cousins ai Metropolis Studios di Londra, usando la tecnologia audio ad alta fedeltà MQA (Master Quality Authenticated). Questa esecuzione live di Madame George risale al 10 luglio del 1995 (Auditorium Stravinski), anche se la Faithfull aveva inciso una studio version del brano l’anno prima, nel tribute album a più voci No Prima Donna (The Songs of Van Morrison).

Marianne la velocizza un po’: all’aura folk e al lirismo bucolico dell’originale sostituisce la solennità del suo timbro torbato e un arrangiamento più vicino al jazz che al rock. Là dove Morrison aggiunge, allungando le note e piegandole al suo desiderio di farci stare dentro più “verbalizzazioni” e allitterazioni possibili, la Faithfull toglie, scandendo ogni singola parola in maniera teatrale, riportando la linea melodica all’essenziale. Restituendo al pubblico una versione altrettanto intensa, ma in qualche modo anche più universale e in grado di mettere d’accordo amanti e detrattori di “The Man”. 

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