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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

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Lucifer: Bring Me His Head
Gliel'hanno portata, alla fine
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Il lato seducente dell’oscurità in chiave rock.

Lucifer
Bring Me His Head

Tornano i Lucifer – band berlinese capitanata dalla magnetica Johanna Sadonis – e lo fanno con un brano che vede la formula sinora utilizzata non cambiare troppo, ma essere se non altro arricchita di dettagli ed efficacia.

La richiesta di portarle la testa si basa su un mix tra i Coven e il rock di fine ‘70 alla Runaways, ben inserito tra i mille ingredienti (Blondie, Kiss, Thin Lizzy – i primi che vengono in mente) che contornano la splendida voce di Johanna, vera e propria lady in black che riporta finalmente sul palco un certo tipo di sensualità erotica ben lontana dalle pagliacciate teen-soft-porno-arcobaleno-gangsta a cui i media hanno abituato fin troppo bene (o male che dir si voglia).

Orecchiabile e godibile, Bring Me His Head riporta il genere alle sue radici, pescando a piene mani da un sound che, se non ha più nulla da inventare, perlomeno rimane carico di spessore artistico e, quando viene preso in mano da gente ispirata, regala ancora emozioni positive.

Forse il grande salto per i Lucifer non ci sarà: probabilmente il livello di popolarità che hanno raggiunto è già al suo zenit e, nonostante gli sforzi profusi – soprattutto a livello di marketing –, non diventeranno gli eredi dei Ghost. Ma quello che importa agli amanti della musica è che continuino a regalare album di qualità. E se Bring Me His Head è l’antipasto, banchettare con IV sarà un vero piacere.

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Ghost: Dance Macabre
Lucifer: Ghosts

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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