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Jerry Cantrell: Atone
Il cappellaio (non poi così) matto
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Mettere a letto Alice così da trovare un po’ di tempo per sé.

Jerry Cantrell
Atone

Non avendo mai particolarmente amato le sedute spiritiche (leggi: gruppi che vanno avanti anche dopo la morte del loro iconico cantante), sono stato particolarmente colpito da Jerry Cantrell e dalla sua recente Atone, primo singolo del suo terzo album solista Brighten che sta per arrivare, a ben diciannove anni dalla precedente prova in studio.

Messi in naftalina, quantomeno momentaneamente, gli Alice in Chains 2.0 – quelli con William Duvall al posto di Layne Staley – il bravo chitarrista di Tacoma ha ben pensato di riprendere un percorso che pareva avesse totalmente accantonato a favore dello sbiadito The Devil Put Dinosaurs Here e del comunque più riuscito Rainier Fog. Cantrell – uno che se l’è sempre cavata bene pure a cantare, oltre cha a suonare più che egregiamente la chitarra – con Atone si ricollega direttamente a quel Degradation Trip del 2002 che aveva alzato parecchio l’asticella delle aspettative riguardo alle sue capacità senza la storica band attorno.

In breve: non delude. Tra orientaleggianti chitarre che avvolgono l’ascoltatore e una voce che non è mai cambiata, sin dai tempi in cui abbiamo iniziato ad amarla tanti anni fa quando i veri AIC incidevano dischi come quella pietra miliare del disco omonimo del 1995 e dello storico Unplugged registrato per MTV l’anno seguente.

Staccarsi da Alice per riabbracciare quello che si sa fare meglio, o comunque molto bene. Era ora dopotutto.

↦ Leggi anche:
Alice In Chains: The One You Know
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Luca Villa
Luca Villa

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