Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
This Eternal Decay (feat. Luigi Rubino & Fabrizia Pandimiglio): Leave (Quiet Version)
Aapettando gli special guest
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Perle nascoste nel fondo del mare discografico.

This Eternal Decay (feat. Luigi Rubino & Fabrizia Pandimiglio)
Leave (Quiet Version)

Il fatto che una band sia famosa o meno non è oggettivamente in relazione alla qualità intrinseca delle canzoni. Ci sono molti, troppi fattori esterni che vanno a influire sul livello di popolarità raggiunto, e la maggior parte delle volte a perderci sono gli ascoltatori, che vengono sommersi da proposte mediocri impacchettate a regola d’arte a discapito di prodotti validi ma carenti di una qualsivoglia “spintarella”.

Questo per dire che i This Eternal Decay hanno la sfortuna di non avere un piedistallo su cui ergersi tra la folla con un riflettore puntato: con due album all’attivo di cotanta qualità vederli lottare duramente per avere un minimo spazio fa torcere le budella, ma tant’è.

Il gruppo capitolino torna con un nuovo singolo, anticipatore del terzo LP, contenente diverse versioni di Leave, eccellente brano in bilico tra post-punk e industrial, che potrebbe far muovere anche il più intransigente dei nerovestiti e annuire sua maestà Trent Reznor mentre sorseggia qualcosa con il buon Dave Gahan.

Ma a stupire ancor di più è la versione “soft”, dove – avvalendosi del violoncello di Fabrizia Pandimiglio e del pianoforte del grandissimo Luigi Rubino (Ashram, Corde oblique, Argine) – i This Eternal Decay dipingono un quadro poeticamente astratto che crea un’atmosfera a sé, lasciando la scena alla voce ora delicata e quasi sussurrata di Riccardo Sabetti (che i più attenti ricorderanno con gli Spiral69).

Brani così farebbero la fortuna di centinaia di wannabes, ma se è vero che gli “aiutini” contano nel mercato discografico, l’ispirazione e il talento non si imparano da uno show televisivo. Tra migliaia di canzoni che vengono consigliate quotidianamente da qualsivoglia piattaforma, lasciarsi sfuggire Leave sarebbe un peccato imperdonabile per ogni amante della musica vera.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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