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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Symbolism: Iced out
Il ritorno degli animali affamati
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(Incompleta) resurrezione: sesta-sesta-sesta comunione.

Symbolism
Iced out

I sogni son desideri, cantava Cenerentola. Ed è innegabile che vedere il nome di James McGearty e Rikk Agnew (rispettivamente basso e chitarra della prima, seminale formazione dei Christian Death) affiancati su dei credits di un brano nuovo non può che far battere il cuore nero di ogni deathrocker che si rispetti. Se aggiungiamo che alla batteria c’è London May (ex Samhain, probabilmente il progetto migliore di Danzig, nonostante la maggior popolarità dei Misfits prima e dei Danzig dopo) il rischio di tachicardia positiva è dietro l’angolo.

Brano nuovo che – a voler essere proprio pignoli – nuovissimissimo non è: gli appassionati dell’era Only Theater of Pain non faticheranno a riconoscere il riff della versione originale di Face, un inedito suonato solo dal vivo nel 1982 di cui Rozz Williams riutilizzò le parole per un brano scritto ex novo da Valor Kand per i Christian Death Mk2, pubblicato poi su Ashes tre anni dopo.

Iced out è sulfurea, malata, aggressiva, con atmosfere sinistre e ritmiche primitive a là Samhain dove va a schiantarsi il lamento violento della voce di Devix, abrasiva e malata. Questo Frankenstein è quanto di meglio potesse uscire oggi per ridare credibilità a un genere che troppo spesso negli anni si è tramutato in parodia. Non è il solito scimmiottare il passato: l’autovampirismo stilistico qui è giustificato dal fatto che questi suoni, queste progressioni, questa attitudine, questi arrangiamenti sono stati letteralmente inventati dai membri dei Symbolism 30/40 anni fa.

Il brano è micidiale e non dimentica un finale da brividi: gli ultimi 40 secondi grondano Agnew/McGearty da ogni poro, facendo sussultare i fan ormai commossi e allo stesso tempo lasciando l’amaro in bocca per il disco che mai fu completato (The Second Coming) e naufragò ancor prima di salpare le ancore in seguito al disfacimento di quella irripetibile line-up.

Ma il passato è il passato, bisogna vivere l’oggi: i Symbolism lo fanno, riportando a casa lo scettro che è loro e dimostrando che, nonostante le rughe, lo sanno fare ancora e meglio degli altri.

↦ Leggi anche:
Christian Death: Forgiven
Danzig: One Night
The Blue Hour: Cold and Bare
Nox Novacula: Last Will and Testament

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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