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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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Harlot and Beggars: Reach Beyond the Sun
La strana coppia
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Di tradimenti e di poesie.

Harlot and Beggars
Reach Beyond the Sun

Una delle canzoni più famose del catalogo della premiata ditta Mogol/Battisti è sempre stata fonte di innumerevoli errori: Il testo originale «Non piangere, salame: dei capelli verderame sono un gioco, e non un fuoco» significava: non piangere sciocca, la tizia con i capelli verdi è stata una botta e via, mica ne sono innamorato. Solitamente veniva storpiato nelle cover o nei libretti con testi ed accordi eliminando i due punti e sostituendo “dei” con “dai”, cambiandone il significato in: non piangere sciocca con una tinta di capelli improbabile. Il fatto che poi Mogol volesse scrivere “rosso” invece di “verde” e si è accorto del refuso solo tempo dopo, non ha fatto altro che amplificare il nonsense. Ma resta il modo più banale e stupido per dire “ti ho fatto le corna, ma non te la prendere”.

Ora, magari parlare di tradimento è esagerato, ma il “tuffo dove l’acqua è più blu” di John Fair dei Lycia in compagnia del poeta Youssef Alaoui è davvero splendido. Giocando con sample orchestrali tagliati e ricuciti ad arte, John crea un tappeto sonoro avvolgente e allo stesso modo disturbante, in continuo equilibrio tra dissonanze e melodie, dove l’urgenza espressiva viene stemperata in una tensione appena accennata eppur palpabile. È su queste atmosfere – trent’anni fa le avremmo definito “eteree” – che la splendida e calda voce di Youssef prende in mano lo scettro, trasportando il pezzo verso vette che, invero, mancavano dalle ultime produzioni dei Lycia. Mai un passo falso, a voler essere onesti, ma a volte si è avuta l’impressione di essere di fronte a lavori sì belli, ma fin troppo manieristici.

Qui invece la poesia evocativa, sonora e testuale, germoglia e sboccia come un fiore notturno, cosciente di essere ammirato da pochi eletti eppur forse proprio per questo così incredibilmente bello. Ci si può solo augurare che questa “distrazione” abbia un seguito.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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