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Black Friars Social Club: Perdition’s Hill
Un uomo e il suo bagaglio
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Tra lacrime e pietre, un invincibile sorriso.

Black Friars Social Club
Perdition’s Hill

Nel saggio Le mythe de Sisyphe. Essai sur l’absurde (“Il mito di Sisifo”) del 1942, lo scrittore e filosofo francese Albert Camus, riferendosi appunto a Sisifo, vedeva sì in lui la personificazione dell’assurdità dell’essere, ma in maniera ben distante dall’angoscia descritta nei racconti della mitologia greca. Se la vita non ha senso il suicidio diventa allettante, ma nemmeno quello porrebbe fine al dilemma del senso dell’esistenza: non resta che l’acquiescenza. Riflettendo, preferiva immaginare il figlio di Eolo felicemente rassegnato, con il cuore che si nutriva proprio dalla quotidiana lotta per risalire le montagne spingendo la pietra giorno dopo giorno.

Questo senso ciclico di ripetitività senza fine è il perno attorno al quale ruota Perdition’s Hill dei Black Friars Social Club, band di Chicago capitanata da Mark Panick, già leader dei Bonemen of Barumba, oscura band di culto della prima ondata darkwave in chiave psichedelica a stelle e strisce (autori di un LP e due EP che meritano più di un ascolto). Per raccontarlo usano soluzioni sonore che pescano a piene mani dai momenti bucolicamente folk in odore lisergico dei Pink Floyd pre-The Dark Side of the Moon, mischiandole sapientemente con quell’elettronica mai invasiva di cui i Radiohead sono maestri. Una ballata malinconica e sognante che accompagna in un viaggio introspettivo dai risvolti sorprendentemente catartici. A compendio, lo splendido video a opera di John Airo, artista contemporaneo che meriterebbe un approfondimento a sé.

La fede immarcescibile nei dogmi della vita preconfezionata, quella che spinge gli esseri umani ad aggrapparsi perfino alle routine più disumanizzanti pur di andare avanti, è l’avamposto ultimo che divide l’amore per un’esistenza pregna di speranza, in contrapposizione allo sconforto bagnato nell’insofferenza del non riuscire a trovare il fine ultimo del vivere. Forse l’equilibrio tra questi due mondi è la chiave di volta che sorregge il battito del nostro cuore anche sotto lo sforzo causato dal salire la montagna. Avere una colonna sonora come Perdition’s Hill potrebbe rendere meno faticoso spingere la nostra pietra.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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