Zeal & Ardor: Run
Solo con me stesso
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Il manifesto delle voci interiori che si fanno grida spaventevoli.

Zeal & Ardor
Run

Sulla carta, il modo migliore per fare la gavetta come si deve e progredire nella carriera ampliando man mano il bacino di ascoltatori è il solito: iniziare suonando ciò che si vuole andando man mano a smussare gli angoli. Perché le prime composizioni sono fatte senza pressioni a tema “piacerà al pubblico”, e più pubblico si conquista più la domanda si farà pesante.

Questa è la norma, ma Manuel Gagneux non ha mai amato seguire le linee guida preimpostate. Un esempio? In questo anno è mezzo di streaming più o meno live dalla cameretta, il suo è stato uno dei pochi che non cadeva nel tentativo di fingere di fare un concerto: era uno spaccato tragico della paranoia di un artista recluso tra quattro mura. Ansia, rabbia, nevrosi, nervi scoperti.

Non stupisca quindi che il nuovo singolo di Zeal & Ardor sia tutt’altro che orecchiabile. Run non contiene parti soul da canticchiare, ritmi su cui battere il piedino ondeggiando la testa tra un battimani e l’altro. E nemmeno le sfuriate sporadiche black che andavano a contrapporsi a suddetto mood in chiave gospel. Qui è un assalto sonoro totale, una legnata industrial a tinte nere dove solo alcune linee vocali di Manuel ci riportano a quanto fatto prima: il resto è come aver girato la manopola delle emozioni oltre la saturazione. Non è che sta esplodendo: è una deflagrazione continua, anche se interna.

Accompagnata da un video claustrofobico che potrebbe rovinare i sonni di molti, Run è la descrizione asettica – ma grondante sofferenza – di quanto provato nell’ultimo periodo. Perché nulla sarà mai come prima, e i conti da pagare a livello mentale saranno incommensurabili.

Forse non aiuterà granché un’improbabile scalata verso le classifiche da parte di Zeal & Ardor, ma di certo il loro mosaico artistico si amplia di un ulteriore, impagabile, tassello che non fa che confermare il loro talento. Tassello che si incastra perfettamente nel contesto creato fin qua, anche se – vi abbiamo avvertiti – non proprio adatto alle persone emotivamente fragili, se non accompagnate.

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Max Zarucchi
Max Zarucchi

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