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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Mordred: Demonic #7
Siamo scesi all'inferno ma era tutto sold-out
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Chiamarsi come il più portasfiga dei personaggi arturiani e domandarsi perché le cose siano andate come sono andate.

Mordred
Demonic #7

Non siamo superstiziosi, ma è un fatto che Mordred, inquietante personaggio del ciclo arturiano, sia stato causa di un totale disastro nella saga dei cavalieri della tavola rotonda. Insomma, chiamarsi così non è proprio il massimo, specie se si vuole fare breccia nel giro dell’epic metal.

I Mordred però hanno smesso dopo pochi demo di cavalcare e pugnare, investendo pesante sulla fusione apolide tra rap, funk, metal e quant’altro. Negli anni ‘90 c’era un mercato e un pubblico per questo genere di cose, ma forse non nei giorni in cui la band ha iniziato a farsi notare in giro.

Dopo il collasso dovuto alla ragione principale dell’oblio di tante realtà rock – l’insuccesso in America – i Mordred hanno più volte minacciato di tornare, riprendendosi il poco che era loro. L’ultima volta erano in rete a fare una colletta per l’incisione di un EP, ma la questua non è andata molto bene. Poi altro silenzio e ora eccoli decisamente calati nell’arena, con l’elmo in testa, una chitarra svisona nella mano destra e una lingua magica strappata dalla bocca di qualche rapper convinto. Ovvio che non c’è più alcuna sensazione, ma bisogna riconoscere che l’approccio è dei più cazzuti.

Demon #7 è la dimostrazione che, dopo molti eoni trascorsi a dormicchiare, diventiamo tutti un po’ dei grandi antichi. Il pubblico metallaro non può che inchinarsi e riconoscere a questi old boys dalla commistione facile un mestiere e una coerenza, oltre alla grana squisitamente grossa dei propri riff. Inevitabilmente quindi – respect!?

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