Jim Ward: Day by Day
Greetings from El Paso!
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Oltre il post-core, oltre l’emo-core, mischiando la tavolozza di suoni acustici ed elettrici.

Jim Ward
Day by Day

Poco dopo aver pubblicato lo scorso anno l’atteso disco di ritorno degli Sparta, il gruppo che aveva fondato poco dopo la fine degli At the Drive-In, Jim Ward è stato costretto a rimandare tutti gli impegni dal vivo a causa del perdurare della ben nota emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio più di un’artista.

Lui però non si è perso d’animo, ha radunato la sezione ritmica dei suoi sogni (composta da Ben Kenney degli Incubus al basso e Tucker Rule dei Thursday alla batteria) e ha inciso – chiaramente rispettando la distanza interpersonale di un metro – un nuovo album. Quello che ne è saltato fuori è Daggers, ovvero il miglior disco solista dato alle stampe fino a questo momento dall’ex chitarrista degli ATD-I.

Day by Day, che apre le danze nel migliore dei modi, fa ben capire il mood dell’intero lavoro. Parte acustica, proprio come tutte le precedenti prove in solitaria di Ward, e sfocia di un crescendo sonico che deve tanto all’emo-core degli anni Novanta (quello cazzuto, quello di gente come i Texas Is the Reason per intenderci) quanto ai primi At the Drive-In. Daggers continua grossomodo così per tutta la sua durata, andando finalmente a riunire le due anime di Jim: quella acustica e quella elettrica.

Canzoni come I Got a Secret (incisa con Shawna Potter), Blink Twice, Electric Life, l’introspettiva Keep on Failure e appunto questa Day by Day sembrano essere state scritte per essere ascoltate a ripetizione. Inizio io, chi vuole seguirmi?

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Luca Villa
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