Mega Bog : Weight of the Earth, on Paper
Ciao, mi chiamo Erin
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Musica femminile, gustosamente spigliata e autoironica.

Mega Bog
Weight of the Earth, on Paper

Senza falsi paternalismi, quando le donne prendono possesso del pentagramma la differenza si sente. A prescindere dai generi, tutto diventa sfuggente e poggia su un gusto per il non detto e per le sfumature che pochi maschi maneggiano con altrettanta bravura. Per questo preferiamo parlare di “musica femminile” rimuovendo la preposizione “al”, che pare inutile e anzi dannosa come un recinto nel giardino dell’Eden.

Scavalcare le barriere sembra essere la vocazione di Erin Birgy alias Mega Bog, una sorta di Toyah Willcox giovane e minimalista scesa dal nord-ovest americano con in tasca lo spirito surreale di Kevin Ayers e un senso acuto per la sperimentazione.

Da che viviamo immersi nel tempo orizzontale di internet, la musica è ancora più libera di muoversi e attingere dove preferisce. Assecondando l’umore e l’obliquità ma tendendo sempre una mano all’ascoltatore, Mega Bog allestisce un gioco di astrazioni, dissonanze e approccio indie articolato su un totale disinteresse verso limiti ed etichette. Solo sue le regole, come del resto certe melodie che per quanto sghembe ti scopri a fischiettare in un attimo. Tutto molto bello e confermato da Weight of the Earth, on Paper, che – a due anni dalla stralunata emotività di Dolphine ritrae Erin in piscina durante un toga party da nerd.

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Gustoso e spigliato anticipo dell’album che uscirà a fine luglio, è un autoironico festino con amici che paiono usciti da un romanzo di Thomas Pynchon, ritratti da una cinepresa Super 8 che sgrana i colori e sfasa le inquadrature con mano lieve. Ripiegando gli anni ’80 su se stessi, li trasforma infine in abitanti di un felice universo parallelo dove Laurie Anderson e Joni Mitchell sono la stessa persona, la quale capeggia un’ipotesi di Martha and the Muffins domiciliati presso la K Records.

All’incirca, perché è comunque post-pop contemporaneo, eccentrico e irresistibile. Qualcosa di trasversale, spiazzante e imprevedibile che si incastra in testa come un frammento sopravvissuto allo zapping di torride nottate estive.

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