Amenra: Voor Immer
Oh profeti del post-metal metafisico, liberateci dal male!
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L’espiazione attraverso il folklore fiammingo e la poesia del buio.

Amenra
Voor Immer

Chi ha avuto modo di entrare nel mondo degli Amenra sa sicuramente che l’ambiente intorno alla Church of Ra è parte integrante della musica e dell’arte del gruppo di Coutrai. L’espiazione del male – o dei mali – il passaggio attraverso il rumore, le grida, il dolore, e poi la catarsi, la luce, l’amore che salva e che annienta. L’accettazione della vita, insomma.

Nel corso degli anni – e dei tasselli discografici chiamati con la progressione numerica dei Masses – la band capitanata da Colin H. Van Eeckhout ha parlato delle tribolazioni dell’esistenza, in una visione agnostica di hardcore punk e arpeggi post-rock, uniti in una miscela che è divenuta l’emblema del post-metal di oggi. Una miscela di immaginari biblici, sepolcrali, gotici, poesia, folklore di sicuro impatto emotivo, trascendendo la mera forma musicale che, quasi paradossalmente, sembra solamente il veicolo per un messaggio più ampio.

Forma musicale che è infatti sempre innestata su due parti principali: quella a dinamica bassa, arpeggiata e meditabonda e i break da muro di suono, inesorabilmente lenti, doom, conditi con le grida strazianti del frontman, che dal vivo dà sempre le spalle al pubblico, come gli antichi profeti che non si permettevano di veicolare la verità guardando negli occhi i fedeli. Una formula semplice, standardizzata e resa pienamente canonica nel corso degli anni. Eppure – nell’imminente nuovo lavoro, completamente in fiammingo, chiamato De Doorn (La spina) – tutto questo risulta ancora nuovo e ancora capace di rivestire un ruolo fondamentale nel progresso specifico del genere.

La canzone finale, riassuntiva di un mondo intero, è Voon Immer (Per sempre), basilarmente strutturata in quei due precisi momenti. La prima parte è un lento spoken word poetico, che ricorda il Kleinkunst (la tradizionale forma di racconto che viene tramandata di generazione in generazione nel folklore fiammingo, appunto), mentre la seconda è il climax distorto tipico dei belgi, capace – con il solito giro – di traghettare in lidi ultraterreni post-martirio. Amore, luce, tenebra e sofferenza, ancora insieme in una delle narrazioni musicali che più ci piace pensare abbiano senso all’interno dei panorami musicali di oggi.

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