The Stranglers: And If You Should See Dave...
Speriamo sia in ritardo
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Un tributo che diventa all’istante poesia.

The Stranglers
And If You Should See Dave...

Uno dei dibattiti più interessanti e allo stesso tempo sterili degli ultimi mesi è il poco felice quesito sull’essere morto di COVID o con il COVID, disquisizione che, se alla base sarebbe potuta risultare un fertile terreno di confronto scientifico e umano, quasi sempre si è risolta in una puerile guerra tra fazioni opposte, entrambe a modo loro incapaci di intavolare un qualsivoglia confronto.

In mezzo a tutto questo, nel frattempo, le persone sono morte. Poco importa se “solo” per problemi cardiaci o per lo sgambetto finale del Coronavirus: in molti – troppi – non ce l’hanno fatta. Tra loro, il leggendario Dave Greenfield, tastierista degli Stranglers, i cui fraseggi sui tasti bianchi e neri erano il plus che distingueva nettamente gli Strangolatori da tutte le altre punk band della prima ondata nella seconda metà dei Seventies.

A distanza di un anno dalla sua scomparsa, JJ Burnel e Baz Warne (gli unici superstiti della lineup originale) hanno messo mano a registrazioni inedite e incompiute degli ultimi 9 anni, comprese 8 tracce su cui suonava lo stesso Dave, per un album in uscita il prossimo settembre che in molti sospettano possa essere l’ultimo. Come singolo apripista viene scelta And If You Should See Dave…, delicato tributo ultimo e sentito omaggio al defunto tastierista della band.

Ariosa e solare, a primo acchito sembra un pezzo tutt’altro che doom and gloom: la tristezza si nasconde infatti nelle pieghe delle strofe appena malinconiche, come un occhio lucido che trattiene la lacrima mentre si cerca di sorridere aggrappandosi alla bellezza sedimentata nel baule dei ricordi. Un brano solo apparentemente atipico per la band, dove sotto questa veste morbida rivive nuovamente quel raffinato gusto per gli arrangiamenti certosini e mai lasciati al caso, dettagli fondamentali che hanno reso immortale il sound di un gruppo che ha tracciato un solco indelebile nella musica degli ultimi 45 anni.

Un solco scavato anche grazie al compianto Greenfield: «qui è dove andrebbe il tuo assolo» canta Burnel, ed effettivamente sembra quasi di immaginarlo lì, piegato sul suo fido Hammond L100 a dipingere melodie memorabili come tutte quelle che hanno accompagnato i suoi estimatori per una vita. Che altro dire se non grazie?

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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