Royal Blood: Boilermaker
Altro che Jagger e Grohl
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Volevamo solo essere i Queens of the Stone Age, ora guarda che casino ci avete fatto fare.

Royal Blood
Boilermaker

Nonostante fossero già tre i singoli estratti da Typhoons, è solo con il quarto – quello più recente, Boilermaker – che i Royal Blood riescono a far davvero centro.

C’è da dire che le prime tracce estratte dal terzo album in studio del duo di Brighton avevano spiazzato, non poco, tutti i fan del progetto. Cori super pop, ritmiche dance e ballabili. In molti si erano chiesti se Mike Kerr e Ben Thatcher si fossero bevuti il cervello. Qui invece si torna a quel sound grezzo e viscerale con il quale il gruppo era diventato davvero grosso qualche anno fa.

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C’è da dire che ad aiutarli come produttore, anche se solo in questa canzone, c’è Josh Homme che non fa che accentuare le spigolosità e la potenza della proposta dei due ragazzi inglesi, creando una sorta di ballabile stoner rock made in UK. Roba figa, molto figa insomma. Una possibile hit estiva, sul serio – non fosse che lì, se ti rifiuti di inserire un tocco latino-americano-caraibico, sei tagliato fuori dal giro che conta.

Rammarichi mainstream a parte, qui c’è solo da applaudire i Royal Blood, ma anche (e, forse, soprattutto) il deus ex machina dei Queens of the Stone Age, che dimostra di aver perfettamente compreso cosa dovrebbe davvero fare un produttore in questi anni grigi in cui i maggiori esponenti del settore si limitano ad apparire nei crediti dei dischi e acchiappare il bottino generato da parte delle vendite, dimenticandosi del tutto la loro originale funzione.

Luca Villa
Luca Villa

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