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Pestilence: Morbvs Propagationem
Lunga vita alla nuova peste!
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Chiamarsi così di questi tempi e cantare di morbi e contagi, tanto per non distrarsi.

Pestilence
Morbvs Propagationem

Eccoci qui con la band più sul pezzo che ci sia ora. Certo che appellarsi Pestilence al tempo del Coronavirus è quasi pleonastico. In più intitolare il singolo del nuovo album Morbvs Propagationem – usando il latino che fa tanto ineluttabilità figosa – potrà sembrare davvero troppo. Eppure la band olandese ha preferito inanellare questo filotto infettivo e godersi le emoticon ridanciane o vomitanti del mondo virtuale, a rischio di un collasso nelle vendite – già di per sé improbabili – al di là del totalitarismo sanitario, nemico della musica da concerto.

Del resto non avrebbero mai potuto parlare di promesse d’amore e margheritine, ‘sti brutti ceffi ipertecnicisti.

Il death metal ha sempre espresso un’urgenza e intimato una rapida conclusione in seno a quel growl innaturale, doloroso e controproducente. Vedere adolescenti sputazzanti catarro, con le vene polpose sulla fronte e lungo il collo emaciato, era l’emblema di un rapido calvario autolesivo. Nessuno avrebbe immaginato di ritrovare signori di mezza età, pelati e con un vestiario in stile Conbipel, che ancora ruggiscono di dolore e indignazione. Era imprevedibile soprattutto prevedere che il Golgota delle tonsille potesse divenire tecnico e addirittura manieristico.

Ecco, questo è quello che viene da pensare davanti all’ennesimo rimbrotto tenebroso dei Pestilence, ormai di rigroppa al demonio, dopo averlo tampinato nascosti tra le siepi per diversi anni di reunion e meste prove discografiche.

Morbvs Propagationem serve solo a ricordarci che loro hanno sempre avuto ragione a chiamarsi Pestilence e che il senso di disagio che provavamo davanti a un monicker in apparenza sprofondato nel passato di Renzo & Lucia, nutriva una promessa futura. Non a caso la band ha sempre optato per copertine crossover tra esoterismo, splatter anni ‘80 e cyber qualche cosa.

Magari il COVID-19 non è abbastanza in tono con la virulenza sonora di costoro, ma sempre meglio del riscaldamento globale, così poco infettivoro e moralisticamente palloso.

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