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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Kat Von D: Exorcism
Life in plastic is fantastic
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Il diavolo veste latex.

Kat Von D
Exorcism

Ah l’America! Il paese dove sia i sogni che gli incubi diventano realtà, dove in un attimo è possibile arrivare in vetta al mondo ed essere buttati giù subito dopo. Un circo – fatto di artisti più o meno validi – dove ciò che conta è essere sempre sul pezzo, poco importa se con merito o meno.

Con queste premesse, l’uscita del singolo di debutto di Kat Von D poteva destare più di una perplessità. Alla fine lei mica è una cantante no? Classe 1982, è famosa – famosissima – ma per altre cose: tatuatrice, personaggio televisivo, modella, ha le mani in pasta nella produzione e distribuzione di cosmetici. Le mancava giusto la musica.

Anzi no. Effettivamente aveva fatto i cori in una manciata di brani (69 Eyes, Prayers, IAMX e Gunship) ma mai si era azzardata a pubblicare qualcosa a nome suo. Fino a oggi.

Bisogna dire che – costruita a tavolino o meno – Exorcism funziona alla grande. Gothic pop ballabile e orecchiabile che farebbe la fortuna dei DJ nerovestiti americani (in Europa forse un po’ meno), tra un gin lemon annacquato e l’altro.

In questo senso il video è quantomai esplicativo: un’estetica codificata tra latex, cinghie e trucco pesante dove il piacevole synth pop a tinte noir del pezzo fa da sfondo in maniera impeccabile alle immagini girate nel deserto.

È innegabilmente un prodotto destinato alla vendita (più del personaggio in sé che del disco vero e proprio) ma che nella sua paraculaggine sfacciata funziona a meraviglia. Che questo sia l’inizio di una carriera degna di nota dietro al microfono? Probabilmente no, ma alla fine che importa? A volte nel quotidiano serve anche un po’ di leggerezza, e «del doman non v’è certezza».

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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