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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

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Go Ahead and Die: Toxic Freedom
In viaggio con papà
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Sempre a testa alta sputando addosso al sistema

Go Ahead and Die
Toxic Freedom

Se c’è una cosa che non è mai mancata a Max Cavalera è la coerenza. Con buona pace dei detrattori e dei puristi, in tutta la sua carriera può aver fatto cose valide e meno, ma mai è andato contro alle sue idee (e per chi alza il ditino ricordando tour remunerativi come Return to Roots, ricordo che ci sono mille modi per un musicista per pagare le bollette – risuonare il proprio materiale è tra i meno meritevoli di disprezzo).

Torna quindi oggi con l’ennesimo progetto, affiancato dal figlio Igor Amadeus e da Zach Coleman, con cui riesuma in maniera evidente la mai celata passione per l’hardcore e il punk 82.

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Toxic Freedom è la ricetta alla base del cocktail letale servito dai Go Ahead and Die, dove il thrash vecchia scuola imparentato con il death si fonde con la furia HC in un assalto anarchico, in cui il testo non è un mero orpello da appiccicare a delle note a caso, ma un vero e proprio sfogo che si scaglia contro uno stile di vita sempre meno libero e soffocato da un potere, che mai come in questi anni sembra avere stretto le sue maglie sulla coscienza collettiva. In un certo modo, la cosa più vicina ai Nailbomb mai partorita da Max.

Sebbene non si tratti di una sorpresa che rivoluzionerà la percezione del suo lato artistico, Toxic Freedom è una conferma che non mancherà di far godere come si deve quei neuroni che ancora portano impressa a fuoco – anche se, magari, sbiadita dagli anni – la “S” tribale.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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