Faster Pussycat: Nola
Never too old for r'n'r
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Il ritorno dei gattini più viziosi del rock and roll.

Faster Pussycat
Nola

L’errore più comune della massa è quello di considerare i Faster Pussycat un gruppo glam, o peggio ancora hair metal (una definizione coniata da qualche giornalista annoiato negli anni ‘90 che infilava nello stesso calderone robetta come gli Warrant e i Tigertailz, mischiandoli a idoli come Dogs D’amour e Hanoi RocksGod, forgive ‘em). Nella realtà Taime Down (mai soprannome è stato più cool) e soci facevano parte di quella frangia di figli tossici e degeneri di un’orgia tra Stones, Sex Pistols e NY Dolls, derivazione sleaze della generazione che portò agli eccessi il trittico sex, drugs & rock’n’roll con ben chiaro il concetto di live fast / die young.

Poi gli anni sono passati. È arrivato il Grunge. I Faster Pussycat si sono sciolti (leggi: scaricati sul marciapiede dall’etichetta) e dalle loro ceneri risorsero gli industrial-goth’n’roller Newlydeads. Ed è da qui che bisogna partire: il fatto che ci troviamo di fronte a un nuovo singolo dei Faster Pussycat non significa che ascolteremo una nuova Bathroom Wall. Al massimo Nola è figlia di quel gioiello dimenticato che era The Power and The Glory Hole, album uscito con lo storico moniker ma che di fatto era una versione più rock and roll dei sopracitati Newlydeads.

Dettagli in fondo, perché il brano spacca. Vizioso, marcio, nero come la pece, si insinua famelico nelle nostre orecchie fino ad arrivare al basso ventre e non se ne va più. Taime (uno dei timbri più sgraziatamente belli e riconoscibili di tutto il genere) continua a cantare come un Topo Gigio tossico ed erotomane, e poco importa se il fisico non ha retto al passare degli anni: basta che apra la bocca per sembrare cool in una maniera tale che i pischelli se lo sognano.

Completamente fuori moda, Nola farà la gioia di tutti quelli che hanno passato ore sbrodolando con Bang Tango, i primi Guns N’ Roses e tutta quella marmaglia poco raccomandabile di band che spaventavano il fan medio di poveracci come Poison e Bon Jovi, riuscendo anche ad evitare le botte dal thrasher di turno (che al massimo alzava il sopracciglio).

In quanto attitudine, un’unghia dei Pussycat vale più di tutta la discografia – presente e futura – di certi “ribelli” che (ehm) hanno riportato il RRRRUOCK sulla bocca dei giornalisti generalisti.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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