Ólafur Arnalds: Zero
"Desolazione" per gli amici
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Ólafur che si ritrova in una selva oscura.

Ólafur Arnalds
Zero

Insieme ai Sigur Rós è ormai che chiaro che tra i migliori compositori islandesi per la pace dell’anima vi è anche Ólafur Arnalds. Vicini per impatto e per pratiche sinfoniche, lasciano che i territori sonori dell’isola nordeuropea si colorino di quel luminoso scorcio di luce che penetra nelle selve oscure dell’animo, rischiarandone i percorsi più tetri. Con il particolare – non da poco – che il tutto pare destinato anche al grande pubblico e non solamente ai piccoli underground lovers.

Some Kind of Peace, il quinto lavoro del pianista, non è certo passato inosservato e il nuovo singolo Zero procede perfettamente in linea con quel tono meditabondo e nostalgico di cui l’album si è fatto portavoce. Scritto da Arnalds nel suo studio sul porto di Reykjavík durante la pandemia, il disco contiene tutto il senso di isolamento che siamo costretti ad affrontare, sullo sfondo di un mondo caotico che lotta quotidianamente per esistere di nuovo.

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Pubblicato in concomitanza con il Piano Day (l’88° giorno dell’anno), il video è stato diretto da Joshua Stocker e rappresenta – tramite due figure di danzatori che ballano nella foresta intorno al Surrey, in Inghilterra – il difficile bilanciamento della relazione tra individui.

Poeticamente visualizzato in contrasti di luce e ombra, umanità e natura selvaggia, la rappresentazione fa guadagnare al brano qualche punto e lo piazza in cima alla classifica dei passaggi più interessanti della tracklist. A livello concettuale, però, Ólafur sottolinea: «Zero rappresenta il punto più basso del viaggio dell’album, ma è anche il momento in cui tutto inizia a girare. Mi sembra che il video di Joshua lo mostri magnificamente, esplorando i confini tra due persone mentre cercano un terreno comune: la lotta contrastante e la speranza che tutti troviamo in noi stessi e nelle nostre relazioni».

Senza grandi orpelli, introspettivo e riflessivo, ruota attorno a un semplice e delicato motivo di pianoforte, arricchito da un’elettronica ambientale minimale e qualche arco, riuscendo a colpire immediatamente nel segno. Modern classical, qualcuno l’ha chiamata. Forse non ai livelli di Max Richter, ma un’affabile composizione dotata di cuore e mente. Che sia per tutti è solo un bene.

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