Massimo Zamboni: Canto degli sciagurati
Da solo in compagnia
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Fedele alla linea anche quando la linea non c’è (più).

Massimo Zamboni
Canto degli sciagurati

Sicuramente una delle arti preferite da ogni scribacchino della musica è quella di fare le pulci al musicista di turno, anche se spesso ci si dimentica che di Lester Bangs ce n’è stato uno e ha lavorato in un periodo dove davvero le parole di un recensore avevano un peso importante nel successo o meno di un disco. Eppure l’esercizio di stile rimane allettante.

Volendo fare i pignoli, nel nuovo brano di Zamboni mancano le quattro corde profonde di Maroccolo, le chitarre alienate di Canali, le tastiere mai banali di Magnelli e la voce di Ferretti. All’apparenza quasi tutto, dirà qualcuno.

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Mai fidarsi delle apparenze risponde il saggio.

Il peso di Massimo nelle composizioni dei C.S.I. era più importante di quello che traspariva, e il suo essere caratterialmente defilato era proporzionalmente inverso alla sua importanza artistica e stilistica. Perché Canto degli sciagurati suona come potrebbe essere il Consorzio oggi, e soprattutto ha un testo che fa pensare.

Massimo non è mai stato uno da canzonette, ed è sempre rimasto (lui) fedele alla linea. Una carriera orgogliosamente a testa alta, di quelle che dovrebbero fare scuola messe nel reparto “integrità”. E più la si ascolta, più si capiscono molte cose, mettendo in dubbio anche qualche impressione a caldo, a partire da quelle sovradescritte: il vero punto d’unione tra questo modo di scrivere e ciò che furono i vari C.C.C.P. e compagnia bella è proprio il senso di gruppo. Non sembra di ascoltare un brano di un autore “accompagnato da”, con i musicisti sullo sfondo a fare il compitino. L’impressione è quella di una comunione di intenti, dove sicuramente Massimo è l’agente propulsivo ma gli altri non stanno a guardare.

Ecco la vera forza di Canto degli sciagurati, un brano che si fa amare anche per la vitalità che traspare da ogni nota sia suonata che omessa (anche qui, quanta importanza data ai silenzi). Una conferma artistica per un uomo che purtroppo ha raccolto molto meno di quanto ha seminato, e che continua a farci pensare tramite la sua arte.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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