Silk Sonic: Leave the Door Open
Famolo strano
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Anderson .Paak e Bruno Mars insieme senza sembrare i N.E.R.D. (piuttosto gli O'Jays).

Silk Sonic
Leave the Door Open

Anderson .Paak è il nuovo prezzemolino della musica urban, un po’ quello che fu Pharrel Williams nel primo decennio degli anni 2000.

I Silk Sonic (il supergruppo messo insieme a Bruno Mars, il cui nome è stato suggerito dalla leggenda della black music Bootsy Collins) non sono però Pharrel e Chad Hugo, che in veste di The Neptunes (produttori di Kelis, Jay-Z, Beyoncé, Britney Spears, Snoop Dogg) e del duo hip hop dei N.E.R.D. diedero una botta d’ossigeno a una scena che incominciava a diventare stereotipata e ripetitiva.

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I Silk Sonic, formatisi durante il lockdown, invece di andare avanti guardano indietro.

Sarà che avevano già collaborato per il ritorno degli Chic di Nile Rodgers, o semplicemente che strizzano l’occhio ai falsetti melliflui di Smokey Robinson e alle ritmiche corali degli O’Jays, però in questo loro primo pezzo – che funge da preludio all’album An Evening with Silk Sonic – i toni sono quelli di un soul vintage, di un R&B classico.

La differenza rispetto al passato sta nel diverso concetto di romanticismo: invece dei baci sussurrati ci sono i morsi, invece delle sigarette la purple haze da fumare, invece del caviale una bella bistecca da addentare.

Comunque i bisogni dell’alcova («I need you baby, I need you girl») sono sempre gli stessi, anche se avvolti in note di velluto. Vale a dire: meglio lasciare la porta aperta, che per una nice shag si sfidano anche le correnti d’aria, nonché quelle gravitazionali.

Barbara Volpi
Barbara Volpi

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