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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Courtney Barnett (feat. Vagabon): Don't Do It
Il fior fiore dell’indie al femminile
↤ Tracce

(Ri)farla o non (ri)farla? Questo è il problema.

Courtney Barnett (feat. Vagabon)
Don't Do It

Una cara amica ti chiede di reinterpretare un suo pezzo. Ne sei felice e onorata. D’impulso, entusiasta, scegli la tua preferita tra le sue canzoni. Fin qui, tutto bene. Sembra il lieto inizio di una storia ad altrettanto lieto fine. E invece. Invece va che quando provi a renderla in qualche modo tua ti rendi conto che il processo è troppo intimo e doloroso: sembra di andarle a strappare il cuore dal petto, metterlo a macerare in salamoia e poi provare a leggere i fondi del barattolo per capirci qualcosa. La sua esperienza si mischia con il tuo passato e fa un male cane, al punto che pensi sul serio di gettare la spugna.

È qui che la tua amica ti prende per mano, ti sorride confortante e ti rassicura: you can do it. Anche se il brano – paradossalmente – si intitola, senza pochi giri di parole, Don’t Do It. Il trucco è semplice, dice: «Do your worst to do it». Facile un cazzo. E allora chiami un’altra amica comune, per darti una mano, una voce di supporto che ti stia accanto anche solo nel ritornello. Perché farcela in due è sempre il modo più bello di farcela, checché ne dica qualunque manuale di self empowerment.

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Messa così, è una splendida, sofferta, lacrima strappastorie che – spoiler – finisce comunque bene. Ascoltare per credere.

Poi va anche detto che Courtney Barnett e Sharon Van Etten sono culo e canottiera da una lontana sera del 2014 al Neptune Theatre di Seattle. Courtney Barnett e Laetitia Tamko non è la prima volta che collaborano. Vagabon ha avuto più volte modo di ribadire la sua assoluta venerazione per Sharon Van Etten e quanto epic sia stato una delle maggiori influenze nella sua carriera. Così, letta da questo lato, si potrebbe anche cinicamente pensare di trovarsi di fronte all’ennesima autocelebrazione di una certa indieness al femminile che – nel vero senso della parola – se la canta e se la suona dentro i confini della sua bolla in un loop autoreferenziale senza via di scampo. Ma, nel caso, dovremmo ammettere di essere davvero delle brutte persone e non possiamo permettercelo, perché avevamo promesso che ne saremmo usciti migliori.

I fatti, d’altra parte, seppelliscono qualunque dietrologia. La Barnett prende l’originale e prova a spogliarla dei suoi segreti reconditi e sussurrati, aggiungendo quell’inconfondibile piglio slacker rock che, in un ribaltamento quasi inaspettato, rende il tutto forse ancora più sensuale. Il controcanto di Vagabon ci mette del suo nel facilitare la transizione e ci ricorda che – nonostante una manciata di scosse di chitarra elettrica in più – una qualche vulnerabilità indiscussa resta comunque il tema portante.

epic Ten è un disco di cover pensato per festeggiare il decennale del secondo album della Van Etten. Oltre a questa, ci mettono lo zampino gente come Fiona Apple, Lucinda Williams, IDLES, Big Red Machine. Sarà complicato gestire tanta bellezza tutta insieme.

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