St. Vincent: Pay Your Way in Pain
Spacciatrice art-pop di quartiere
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Come to mommy (caramelle pop per gli sconosciuti).

St. Vincent
Pay Your Way in Pain

Bentornata Annie Clark. E con lei bentornato un certo cabaret art-pop che, in tutte le sue diramazioni caleidoscopiche, riesce ancora a destare interesse. Sarà la magia di quella che potrebbe essere definita la nuova Madonna, ormai da un po’ di anni. Sarà la bellezza sperimentale del suo chamber rock, come qualcuno l’ha definito. Sarà che l’artista di Tulsa – crème de la crème della scuderia di Sufjan Stevens – sta piuttosto simpatica a tutti.

Daddy’s Home, il suo nuovo album, sarà pubblicato su Loma Vista il prossimo 19 maggio e il singolone che lo anticipa rende ben chiaro come la strada di miss Clark sia ancora lontana dal poter essere catalogata in maniera esaustiva. Assolutamente: meglio così.

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Pay Your Way in Pain è una sorta di hit vintage pop, colorata di rétro tanto quanto profumata di innovazione, che era un po’ quello che i grandi artisti della popular culture hanno sempre fatto, dopotutto, a ben pensarci. E che era quello che, tutto sommato, aveva senso fare dopo Masseduction (2017): osare ma non troppo.

La stravaganza sonora non inficia dunque l’impatto di un pezzo super radiofonico di 3 minuti e 15 secondi, che rimane in testa fin da subito.

Difficile sarà bissare l’ormai cult album omonimo del 2014, ma sotto il nome St. Vincent continua a celarsi un retrogusto intellettual-artistoide, che non si sa mai dove va a parare la volta successiva. La patina è quella del pop mainstream, il gusto è quello della musica intelligente. Una caramella a più strati che miss Clark sa bene come offrire agli sconosciuti. Alla faccia delle premure e dei format stabiliti.

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