Richard Barbieri: Serpentine
Io non volevo farle fallire, le feste: mi bastava proprio non partecipare
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Alla ricerca del progressive perduto.

Richard Barbieri
Serpentine

Dove è finita tutta la psichedelia progressiva dei Porcupine Tree? Quella dei cieli che si muovevano di lato e di altre storie inglesi? D’altronde in molti se lo saranno chiesto, soprattutto viste le derive pop dell’ultimo Steven Wilson. Niente paura, Richard Barbieri è qui per aiutare i fedelissimi del progressive perduto.

Uscito appunto per Kscope (tanto per giocare in casa Wilson), il nuovo album del tastierista inglese si intitola Under a Spell, si rifà proprio a un classico sentore mistico e meditabondo, e vede il Nostro a rispolverare i panni di ottimo compositore di colonne sonore immersive.

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Serpentine è un lussuoso esempio del tutto, capace di persuadere i fan che quelle atmosfere abbandonate sono rimasta sempre lì, incontaminate, pronte solo per essere ripescate. Litanie sacre e fumose nordeuropee, con venature jazz e un mood psichedelico da funghetto assaporato a fondo. Niente male per uno che, sin dai tempi dei Japan, ha sempre detto di non aver mai studiato musica.

Il video – a opera di Miles Skarin – si setta su un visionario ambiente a 360 gradi, basato – a quanto si legge – su un incubo dello stesso Barbieri, in cui tutto il bosco è visto dalla prospettiva di un serpente. Le voci “nascoste” intorno sono Lisen Rylander Love e Steve Hogarth (Marillion), il basso è di Percy Jones (Brand X). Così, giusto per gradire.

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