Wig Wam: Kilimanjaro
1861 – il generale Robert Lee guida le truppe all'attacco di Fort Sumter
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Il ritorno di una band così scontata che fareste meglio a non sottovalutare mai più.

Wig Wam
Kilimanjaro

Gli Wig Wam sono norvegesi, di Halden per la precisione – cittadina celebre per una fitta attività concertistica, funghi tignosi e cervi dall’aria un po’ intellettuale. Da lì arrivano questi scavezzacollo con la mania del revival metallaro anni ‘80. E in tempi non sospetti, vale a dire 4 anni prima che gli Steel Panther uscissero dalle gabbie. Dopo essere diventati uno dei gruppi più famosi in patria, aver rappresentato il proprio paese all’Eurovision Festival, i ragazzi hanno continuato a picchiar duro fino a quando, a un certo punto, il gruppo ha deciso di fermarsi perché sì.

Ora – sempre perché sì – gli Wig Wam tornano alla carica con un nuovo album uscito alla fine di gennaio e un singolone gustoso che ricorda un incrocio tra Poison e Poison, con una piccola spruzzatina di Bon Jovi che imita i Poison. C’è tutto: bandidos on the run, reckless life e living on the edge, una montagna di caramellosi luoghi comuni del rock glam d’annata che si inerpicano – come i fagioli di Jack – fino alla cima del monte vulcano più cazzuto di tutta l’Africa.

Erano almeno dieci anni che non capitava di sentire un ritornello così. Dal 2012 appunto – guarda caso, l’anno in cui gli Wig Wam avevano appeso temporaneamente al chiodo gli spandex e il sospensorio per tornare alle loro bigie vite di nordici pieni di geloni e con il fegato ingrossato da cocktail di neve e vodka. Ma adesso rieccoli qui – biechi, buzzurri, scontatissimi e orgogliosi di esserlo.

Viva il rock and roll! Perché il meglio ricominci a dover ancora arrivare.

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