The Blue Hour: Cold and Bare
Aspettando Godot alla finestra
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Non chiamatelo goth, sarebbe quantomeno riduttivo.

The Blue Hour
Cold and Bare

Il sottobosco musicale è sempre stato affascinante: un brulicare infinito di gruppi che, perlopiù, si scioglievano in poco tempo, lasciando magari qualche piccolo tesoro su nastro prima di cadere nell’oblio. Pochi, pochissimi hanno resistito negli anni, e sono quelli che (sganciati da obblighi contrattuali e paranoie da stardom), hanno potuto continuare a seguire i propri istinti, cesellando poco alla volta il proprio stile senza pressioni né aspettative se non quelle nei propri confronti.

Con Barry Galvin (Mephisto Walz, Scarlet’s Remains, Christian Death) e Michael Louis (Shadow Assembly) come ospiti, la coppia (artistica e non) formata da Marselle e Brian Hodges (qualcuno ricorderà quest’ultimo nei Black Atmosphere) pubblica un nuovo singolo, in attesa del prossimo album Always.

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I Blue Hour, attivi ormai da molti anni, sono tra gli ultimi alfieri di quel sound epico e romanticamente grandioso, che partendo dai Cocteau Twins e This Mortal Coil passa appunto per i Mephisto Walz e i Lycia, tra stratificazioni di chitarre emotivamente evocative, voci sensuali e sornione e arrangiamenti sublimi che elevano a tempio la malinconia più sanguigna, trasformandola in bellezza grondante pathos.

Cold and Bare è un gioiello incredibilmente cangiante, vera e propria gemma che va a incastonarsi sulla corona della carriera della band. Quasi come se la grazia di Kate Bush incontrasse le atmosfere dei Dead Can Dance trasportate sulle sei corde cariche di effetti, il tutto facendosi produrre da Nigel Godrich. Messa così, rende l’idea?

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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