Chelsea Wolfe & Emma Ruth Rundle: Anhedonia
Angeli neri pronti a diventare farfalle.
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Quando ciò che doveva incontrarsi finalmente si sposa. Tutto in nero, naturalmente.

Chelsea Wolfe & Emma Ruth Rundle
Anhedonia

Doveva arrivare e alla fine è arrivata. Già, una delle collaborazioni più "telefonate" nell'ambito di quel nuovo songwriting figlio del Roadburn e di un'esigenza di trasloco del post-metal in un territorio più intimista e cantautorale.

Eccole qui, dunque, le due paladine del corso suddetto: da un lato una Chelsea Wolfe ormai libera di rimbalzare tra le sue pareti doom-folk californiane, e dall'altro Emma Ruth Rundle, che ultimamente sta regalando feat un po' a tutti. Si cercano, si trovano. Non era poi così difficile. Men che meno improbabile.

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Anhedonia è, in effetti, senza grandi scossoni, l'esatto tesoro che si cercava. Dark-folk alla mano, il tema dell'impossibilità di provare piacere sembra una naturale ambientazione comune per due personalità che, attraverso la loro musica, da sempre celebrano catarticamente questo tipo di sensazioni. Nello specifico, il 6/4 rende l'andamento strascicato ancora più funereo e, in un certo modo, concilia il proprio mood decisamente scuro.

«Ero un po' preoccupata riguardo alla pubblicazione della canzone, non volendo romanticizzare la condizione dell’anedonia, ma ho anche capito che potrebbe essere importante per altri che stanno lottando, come lo è stato per me, cantare e ballare per uscire dalla depressione» dice infatti la Wolfe. E aggiunge la Rundle: «Mi sono commossa fino alle lacrime quando mi ha mandato il pezzo, il che ha reso il lavoro sulla canzone molto emozionante e lento, alla fine. Adoro il modo in cui le chitarre che ho suonato si sono trasformate nel mix di Ben [Chisholm]. L’intera traccia gira in un vortice di suono doloroso e ancora adesso, ascoltarla, è un duro colpo al mio cuore».

Provare per credere, dunque. E se ciò che ci si aspettava è solo stato reso manifesto, non si può comunque negare che l'unione artistica di due entità del genere possa ancora una volta essere significativa. Un merito, questo, che concediamo loro in tutto e per tutto. Paradossalmente, provando piacere e, in un certo senso, esorcizzando il dolore.

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