Cassandra Jenkins: Hard Drive
Cassandra, dama profetica
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Narrare e ammaliare: talenti antichi, mai sopiti.

Cassandra Jenkins
Hard Drive

Cassandra Jenkins ci ha stupiti. Hard Drive, con tutta la carrellata dei personaggi presentati, è uno di quei rari casi di instant classic che fa fatica a passare inosservato, proprio, forse, nel momento in cui il pop sofisticato gode dei migliori interventi specifici.

Lo spoken word della songwriter newyorkese si sposa col sassofono di Stuart Bogie (Arcade Fire), il tocco lieve di Eric Biondo alla batteria e i ricami di Josh Kaufman alle chitarre, basso e tastiere. La lunga strada della Jenkins passa attraverso narrazioni femminee e terapeutiche che poggiano su questa suadente colonna sonora che, in un modo pitchforkiano prenderebbe (prenderà) il suo bel like immediato. Avendone – naturalmente, per una volta – tutti i meriti effettivi.

Nel paradiso del dream pop, dell’autotune e delle tastiere vintage style, il folk colto della nuova paladina del cantautorato East Coast – figlia a modo suo del compianto David Berman (con cui ha collaborato nei Purple Mountains) – riscuote ciò che gli è dovuto e annuncia An Overview on Phenomenal Nature come uno degli album più interessanti dell’anno.

Il secondo disco della Jenkins arriva a quattro anni di distanza dal suo debutto full-length, Play till You Win. Aspettiamoci rossetti rosa, lunghe camminate catartiche e un piccolo viaggio dentro se stessi, che non fa mai male.

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