Blackmore's Night: Four Winds
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Uguali a se stessi e a nessun altro: renaissance folk che regala nuovo calore da antica taverna.

Blackmore's Night
Four Winds

Non è folk rock come ce l’abbiamo in mente. Non è folk metal – vivaddio – e nulla c’entra con la musica irlandese che i disattenti associano al Medioevo (quando appartiene in gran parte ai secoli dal diciottesimo in giù). Nuovi non sono di sicuro, nemmeno rispetto a sé stessi, e sin dal primo, indimenticato Shadow of the Moon, alle suggestioni renaissance hanno sempre affiancato una certa vena pop, poi sbrodolata di qualche sfogo chitarristico reminiscente di vecchie glorie. Insomma, la creatura generata da Ritchie Blackmore dopo il suo sostanziale addio all’hard rock – insieme all’anima gemella Candice Night, da cui il pun intended del nome – non ha un’identità proprio chiara, tranne per il fatto che i due colombi amorosi, circondati da corti di elfi e ghibellini, assomigliano sempre molto a sé stessi.

Dopo sei anni di silenzio, i due sfornano un album nuovo. Four Winds è il secondo singolo, ed è quello che ci si aspetta da loro, cioè un bel ballo tondo a tondo, colorato da strumenti che sembrano portati nel 2021 tramite DeLorean da un Rinascimento fumettoso che fa il cosplay di sé stesso. Osterie sperdute, viandanti incappucciati, streghe orbe e coboldi guerci si alternano nelle visualizzazioni partorite dalla nostra prevedibile testolina, mentre a sua volta il piedino non può che muoversi.

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Eppure, nonostante gli outfit dell’ex Deep Purple e Rainbow, della sua compagna dalla voce carismatica e di tutto il loro seguito di menestrelli possano sembrare parodistici, la pacchianata è evitata, l’ascolto resta piacevole e la qualità alta anche a distanza di anni. Non fosse altro perché sappiamo che questo fornaio ci darà esattamente questa pagnotta, calda e profumata come una delle dodici notti di Shakespeare.

Ma sì. Oste, versaci un po’ di sidro e vai con le danze, ché ce n’è bisogno.

Fabio Mancini
Fabio Mancini

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