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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

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While I See Sound: Virgil
Siamo sicuri che 'sta palla la devo tenere così?
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Math-prog-rock dal sapore inevitabilmente nerd, ma comunque giovane e intenso.

While I See Sound
Virgil

Che sia progressive rock o math metal, poco importa, gli While I See Sound rappresentano un esempio esaustivo di dove stia andando il tecnicismo nella musica più o meno pesante odierna.

Virgil sa di asfittiche camerette, puzzo di calzini sporchi e incenso, fa pensare a mille cerchi runici di tazze di caffè, lasciati devotamente sulle ingiallite pagine del Magick di Crowley. Vengono in mente un vinile nuovo di pacca di Sabbath Bloody Sabbath e recipienti floreali di sigarette fatte a mano. Ecco cos’è il rock giovane di oggi. Intellettuale, nerdissimo, ma capace ancora di esprimere la frustrazione di chi vorrebbe essere meno isolato, serpeggiare con le note tra le maglie della rete e finire nel cuore di qualche altro pizzuto hipster stanco di masturbarsi su un clip frammentoso della Barbarella di Vadim.

Della band sappiamo poco e niente: ci sono giusto un paio di righe evasive sul profilo Facebook e poco o nulla si può dedurre dalla pagina Bandcamp. Preferiscono che sia la musica a comunicare e magari tra dieci anni sarà la nuova moda: dare meno info possibili e nascondersi dietro intricate prose esistenzialiste intrecciate a sette corde. Nascosti sotto un lamentevole profluvio di riff arpeggiosi, ritmi spacca-cervello e ripartenze punk. Il tutto trasmette comunque un senso di colore: è quasi visivo. Non a caso il nome del gruppo indica la via possibile che dall’udito conduca all’occhio interno. E allora è naturale che il pezzo mostri rossi e arancioni, reticoli venosi infestati di elettricità e cascate di piante carnivore fiottanti viscere insettive.

Virgil richiede diversi ascolti per avvincervi al suo nocciolo, ma non sarete voi a schiuderne l’essenza a forza di tornarci: sarà la canzone stessa a intrappolarvi e lasciare che vi dibattiate come povere zanzare nella casa del ragno. Fino a soffocare nel finale feed di trenta secondi, che ricorda il suono desolante preso da una casa stregata. Se appizzate l’orecchio sentirete anche una specie di voce lontana, sprigionata dalle viscere di qualche robot anni ‘80. Fichissimo!

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