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Sweet: Still Got the Rock
Trattateli con dolcezza!
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Prove per verificare se l’hard rock piacione ha ancora ragione di esistere.

Sweet
Still Got the Rock

Ne restò solo uno a portare avanti il verbo degli Sweet. Andy Scott – chitarra storica della band – è ormai l’ultimo detentore del marchio e finalmente può smetterla di piazzarci davanti il suo nome. Non più Andy Scott’s Sweet, ma solo Sweet. Questo perché ormai l’altro membro di vecchia data, Steve Priest ha lasciato campo libero il 4 giugno 2020, portando via con sé l’altra versione della band: gli Steve Priest’s Sweet, che al contrario del gruppo di Andy – principalmente in giro per l’Europa – diffondevano il sempiverbo glam per eccellenza nel Nord America e nel Canada.

Still Got the Rock non è – come c’era da aspettarsi – all’altezza dei momenti storici targati Sweet, si tratta solo dell’ennesimo, dignitoso, tirare a campare di Andy, ma è un brano che riesce a trasmettere quella boriosa ruffianeria e la spensieratezza luccicosa che per molto tempo sono state caratteristiche decisive del gruppo con le zeppe più zeppe di tutti.

Un riff che sembra rimestato negli anni ‘80 più torbidi e linee vocali piacione in stile hard rock FM. Il barbizzuto Paul Manzi – robusto londinese di classe ‘63 – che ricorda una fiammante lesbicata canora tra Sammy Hagar e Gary Cherone, riesce a spingere al massimo il potenziale di un pezzo allegrotto e smargiasso, abbellito di armonie chitarristiche dal sapore britannico dei bei tempi.

Certo, uno dei gruppi che ha sempre puntato sul look esagerato, l’ambiguità biologica e sul dandysmo sfrenato, oggi si riconduce tutto all’inguardabile parrucca da Barbie di Scott. Va detto però che lui la indossa con la consueta sfrontatezza, fregandosene degli sfottò e del rischio di suscitare un genuino raccapriccio in chi proprio non riesce a farsi bastare Still Got the Rock.

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