Sacred Legion: Hole in the Heart
(A)Live (Un)Dead
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I figli bastardi dell’Italia death.

Sacred Legion
Hole in the Heart

Dall’ultima volta che abbiamo parlato dei Sacred Legion il mondo si è rovesciato e buona parte dei piani della band ha subito dei rallentamenti, ma a volte l’attesa viene ripagata.

Il loro primo album, The Silent Lineage, non fa che confermare le ottime impressioni che il trio ciociaro aveva già suscitato: Fabiano, Mirko e Tony continuano a portare alta la torcia di un suono che ha fatto scuola e continua a rimanere nei cuori e nelle orecchie di chi lo ha amato visceralmente.

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Hole in the Heart è l’anello mancante tra i Samhain e i Danzig: viziosa e cadenzata, arriva dritta al sodo nei suoi due minuti e mezzo trascinandoci letteralmente in uno scenario noir che ribolle sudiciume goth’n’roll senza lasciare scampo.

Come una mantide conscia dell’omicidio imminente prima del coito, i Sacred Legion ammaliano gli ascoltatori prima di affondare nella carne i loro denti infetti di quel veleno letale chiamato death rock nella sua forma più pura ed efficace: niente pose clownesche o tastierine divertenti, solo il crudo rigurgito nerissimo del figlio più bastardo che il r’n’r abbia mai partorito.

Già al debutto, un vero e proprio culto.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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