Carnal Machinery: Twilight Zone
Chiodo e maglietta anche a -10°
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Ballare per scaldarsi, aggrappati al gelo invernale.

Carnal Machinery
Twilight Zone

Ai più, quando si usa il termine goth in maniera generica, vengono in mente vampiri, cose pompose e i grandi classici, come Sisters of Mercy e Bauhaus. Altri più informati arrivano anche a riuscire a definire qualche sottogenere come il neofolk o l’EBM, mentre è già più difficile entrare nel dettaglio degli innumerevoli crossover tra sottogeneri. Eppure spesso sono proprio quelli che riempiono le piste da ballo dei club frequentati dai nerovestiti.

Dietro il progetto Carnal Machinery si cela Jacques Saph (Virgin in Veil, Sleeping Children, Secular Plague) per cui ci si dovrebbe aspettare una bordata di chitarre spianate. Ecco, niente di più sbagliato. Elettrodark lanciato a mille che piacerebbe ai fan di Hocico e compagnia bella con voce e attitudine che ricalcano quella del gruppo madre, per tre minuti e venti che metterebbero a dura prova anche le rotule più allenate.

Twilight Zone ha tutte le carte in tavola per diventare una hit riempipista nelle serate danzanti alternative di mezzo mondo (se solo fosse possibile farle) con il suo piglio decisamente punk che metterebbe d’accordo dread fluorescenti e moicani vertiginosi.

In realtà nulla di nuovo o sconvolgente sotto la luna piena, ma che importa: pezzi così sparati ad alto volume hanno ancora il potere di smuovere corpo e udito e sinceramente a volte è proprio la cosa di cui si ha bisogno. Come un gin tonic letale trangugiato a caro prezzo in un bicchiere di plastica zeppo di ghiaccio tra una danza e l’altra. Ah, nostalgia canaglia.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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