Tracce

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Phoebe Bridgers: Kyoto (Copycat Killer version)
Ora però sono un po' stanchina
↤ Tracce

La bellezza dei tristi arrangiamenti orchestrali da serial killer emo-folk.

Phoebe Bridgers
Kyoto (Copycat Killer version)

Il 2020, pur infausto per molti versi, è stato un anno assolutamente prolifico per Phoebe Bridgers. La paladina dell’emo-folk non si è accontentata di regalarci un bel disco come Punisher, uscito lo scorso giugno, ma ha aggiunto a corredo un EP con alcune versioni orchestrali delle tracce contenute nell’album.

Copycat Killer cavalca l’attuale periodo di forma della Bridgers – e il conseguente successo – e vanta la collaborazione del mastermind Rob Moose (già compositore per alcuni brani dei The National, Interpol e altri idoli indie-rock del nuovo secolo). Il tocco è decisivo e la nuova veste dei pezzi qualcosa di davvero interessante, che va ben oltre il semplice sfizio per collezionisti e appassionati.

Kyoto – già singolo di Punisher – diventa più mite, sornione e quasi meditabondo. Piacevolmente riarrangiato, rende perfettamente giustizia al talento della giovane californiana, classe 1994, che già l’anno scorso si era distinta grazie al tandem con Conor Oberst e oggi continua a mietere consensi.

Lezione Bright Eyes e indie americano anche dal punto di vista lirico, che qui perde la vena Nineties à la Sonic Youth e si concede alla meditazione nostalgica. Quella della tristezza è una carta da giocare sempre quando ci si siede a certi tavoli, dopotutto. Non è vero? Domanda retorica. Certo che sì.

Se ti è piaciuta questa traccia, questa recensione o entrambe, perchè non condividere sui social?

Questa traccia è anche presente nelle seguenti playlist:

Un grazie a chi ci sostiene!
Humans vs Robots parla di musica dal 2016, e cerca di farlo bene. E lo possiamo fare grazie a chi ci sostiene abbonandosi, e garantendo che articoli come questo possano essere letti da tutti.
Basta davvero poco: perchè non ti abboni?
.
Home
Ogni giorno una traccia che vale davvero la pena sentire
Success
La sezione longform di HvsR
Un altro sguardo sulla musica, con un aggancio all'attualità.