Passenger: Suzanne
Suzanne, questo giro lo offro io!
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Una ballata che plana come un caldo cuscino sotto il sedere delle cougar in caduta libera.

Passenger
Suzanne

No, non fraintendete, per favore. Questo non è un quadretto sonoro minimalista su una povera signora non più nel fiore degli anni, colta durante un naufragio etilico del venerdì sera, ma un raro tentativo di usare la musica per salvare qualche anima solitaria.

La storia di questa donna piena di grinze, che si immagina di tornare indietro al tempo in cui aveva tutto, la bellezza, la luce interiore e un giovane ganzo a farle la corte, passa attraverso gli specchi di Ray Bradbury e delle sue storie d’ottobre.

Certo, il lento firmato Passenger – così mellifluo e in punta di accordi – non emana alcuna eco sinistra e questo è un peccato, ma sorprende per quanto riesca a essere miele che non si appiccica al palato: discende lungo la gola e la ustiona di malinconiche balere americane in cui l’ascoltatore italiano non è mai stato ma che somigliano fin troppo ai disperati locali che – causa COVID – si ritrova a rimpiangere.

Suzanne sarà salvata dalle glabre melodie del barbuto menestrello folkster registrato all’anagrafe come Michael David Rosenberg? Vincerà l’etilismo grazie al caldo abbraccio delle sue armonie animiche? Lo speriamo tanto per lei e per tutte le Suzanne che sono in ognuno di noi.

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