Dry Cleaning: Scratchcard Lanyard
Buon anno a tutti
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Post-punk lavato a secco: escamotage per non infeltrirlo.

Dry Cleaning
Scratchcard Lanyard

Mezze poesie declamate con fare svogliato su pattern dritti dove chitarre, basso e batteria si inseguono su rettilinei infiniti, a tratti trovandosi e a tratti – inevitabilmente – perdendosi. Messa così diresti: Fall – o Sonic Youth, al limite. Ma qui si va un po’ oltre il semplice post-punk moderno, o una replica no wave dei giorni nostri. Sarà che manca il noise, sarà che l’enfasi sul lato lirico è pesantemente grottesca, ma l’impressione è più quella di trovarsi di fronte alla Patti Smith di Horses chiusa dentro una lavanderia a gettoni, alle prese con un cut-up di burroughsiana memoria applicato ai social media – esercizio di vita ancor prima che di stile e unica via per ammazzare il tempo mentre aspetti che il ciclo del bucato finisca.

Florence Shaw di mestiere canta (o qualcosa di simile), ma il sospetto è che come secondo lavoro faccia una roba strana: tipo l’archeologa digitale. Scava nel torbido del web, seleziona il peggio del peggio, lo tagliuzza come il prezzemolo e lo rimescola in un apparente nonsense. Che tu abbia scritto una cazzata o il commento del secolo, non importa se hai chiuso la finestra del browser e cancellato la cronologia: lei lo troverà e ne farà carne da macello. O quantomeno una tartàre di parole molto più saporita di quello che sembra a guardarla nel piatto.

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Arrivati al debutto su 4AD dopo due EP che buttavano più che bene, i Dry Cleaning mantengono le promesse e fanno di questo primo singolo una dichiarazione di indipendenza stilistica derivativa. Scratchcard Lanyard è un guazzabuglio di giochi di parole e tensione irrisolta. La Shaw pare apatica e vagamente frustrata, tira in ballo palline che rimbalzano, banane (e non è la prima volta), raduni di kung-fu e donne con gli anfibi che sparano coi bazooka, mentre i suoi compagni di band più che suonare uno spartito sembrano praticare l’arte di leggersi i pensieri a vicenda in tempo reale e indovinare i riff quasi per sbaglio.

Eppure il suggerimento e chiaro è limpido, a prova di qualunque fraintendimento: «Do everything and feel nothing» – chi è senza peccato scagli la prima pietra.

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