Touché Amoré: A Forecast
Morbidi fuori, duri dentro. O il contrario?
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Lamenti post-hardcore come previsioni del tempo, e dei tempi che corrono.

Touché Amoré
A Forecast

«So here’s the record closer / Still working out its intent / I’m not sure what I’m after / But it couldn’t go left unsaid» – così si chiude Lament, il nuovo lavoro dei Touché Amoré che sta guadagnando ampio consenso tra i fan di quel depressive post-hardcore che tempo fa li aveva già eletti come portavoce. Ross Robinson alla produzione amplifica le corde e le tonalità di questo statuto americano ormai ampiamente riconosciuto e il tutto di nuovo va a ricercare le atmosfere fredde e desolanti che sferzavano anche l’immenso Is Survived by.

A Forecast riesce a concludere in ottima maniera un discorso maturo, conscio di quello che può offrire e di quello che, all’interno di un palcoscenico come questo, ancora si può dire di vero e autentico, senza risultare posticci. La voce di Jeremy Bolm è intensificata da una presa diretta – con tutti i rumorini del caso – e sembra davvero di stare ad ascoltare la band nella saletta a fianco, soffrire ed emozionarsi con lei.

Da un lato le note di pianoforte, che fanno guadagnare all’impianto lirico – uno dei punti forti del disco e della band in generale – un’onestà a tratti disarmante, dall’altro un classico climax costruito sulle chitarre distorte, che risulta piuttosto scontato, ma è comunque efficace. Anche solo per mettere in chiaro che qui non si vuole arrivare più in là di quello che un cuore sbraitante e una malinconia figlia dei tempi possono offrire a un genere come questo. Ed è più che sufficiente.

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