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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Lunghi

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

L'Amara: Il Malcontento
Foto segnaletiche a scomparsa
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Coltelli a serramanico posati sul bordo del tavolo di un’osteria decadente.

L'Amara
Il Malcontento

L’errore che spesso si commette è quello di considerare il cantautorato folk come un genere appartenente ormai al passato, o – peggio ancora – illudendosi di ritrovarlo in un certo indie italiano tutto posa e zero sostanza.

Come ogni cosa, la qualità di certo non è la prima scelta che ci regalano algoritmi, pubblicità o partecipazioni tv: bisogna cercare. Solo così i veri diamanti possono essere trovati in mezzo a una miniera di carbone.

L’Amara non è una band in senso stretto: 40 anni fa l’avrebbero chiamata supergruppo. L’ideatore del progetto Adriano Vincenti (MMM, Cronaca Nera) è affiancato su questo secondo album (Cronache dal Sottosuolo) dai fidi Giovanni Leonardi (SiegfriedCarneraDivisione Sehnsucht) e Vinz Aquarian (Calle Della Morte nonché produttore e capo della SPQR), oltre che da Trevor (Northgate), Christian Ryder (Tourdeforce), Gabriele Fagnani (Corazzata Valdemone), Gianni Caldararo (La Pietra Lunare, Vestfalia’s Peace), Vido (Spiritocrampo), Daniele Ianna (Sun’s Spectrum) e Jonny Bergman (Nomotion).

Ed è proprio quest’ultimo che troviamo dietro al microfono in questo pezzo, vera e propria murder ballad cantata con piglio da osteria malfamata di periferia in orario di chiusura. Un’affranta partita a scopa tra Douglas P., De André, il Cash più nero e Nick Cave, fatta di lacrime nascoste dentro un bicchiere di vino scadente, dove la figura del cantastorie dal cuore pugnalato e sanguinante riprende il centro della scena.

Lavori simili sono dei veri e propri gioielli che vale la pena scoprire, e pazienza se l’hipster di turno preferirà altro: quella è moda e finirà, mentre queste cose restano a lungo, seppur (ingiustamente) confinate nell’underground.

Max Zarucchi
Max Zarucchi

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