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Steven Wilson: Eminent Sleaze
Basta palchi rock e capello selvaggio, è tempo di fatturare
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Ecco uno matto davvero, ma sempre un passo avanti.

Steven Wilson
Eminent Sleaze

Il progressive moderno è una strana bestia. Di norma, chi lo fa ha o un approccio conservatore – replica ossessiva di album usciti fino al ‘73 – oppure è matto e ci tiene a dimostrarlo. Steven Wilson sta in mezzo.

Matto lo è – probabilmente con tratti di personalità maniacale vista la quantità di roba che è solito far uscire tutta insieme, incanalandola in progetti paralleli – però è un matto con sia il gusto del concept che una sbarazzina vena pop.

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Nonostante si sia fatto le ossa nei Porcupine Tree, tra divagazioni strumentali di decine di minuti, si è riciclato un’infinità di volte, fino a trovare la direzione imboccata da solista, capace di far brillare quel gusto per la melodia orecchiabile che già era emersa nel progetto Blackfield, o in album quali In Absentia.

Eminent Sleaze richiama, con tanto di fischio da pastore, gli anni ‘80, tra cori, battimani e groove ballereccio e funkettone, e non si può negare che abbia un certo appeal commerciale.

I più talebani fanno ironia, citando la sua The Sound of Muzak: «The music of the future will not entertain / It’s only meant to repress and neutralise your brain», come a dire che Steven sta facendo la stessa cosa che denunciava. Ma non hanno capito.

Ci avevano provato altri, tipo i Pain of Salvation – altra band di matti veri – quando se ne uscirono con brani come Disco Queen. E Wilson, da piovra della musica concettuale, sa perfettamente dosare la sua paraculaggine per fare ciò che in realtà ha sempre fatto, cioè trasmettere contenuti spesso stratificati e complicatissimi. Il messaggio prevarica la forma, che non può fare altro che adattarsi.

Quanto sarà efficace The Future Bites – di cui questo è il secondo singolo anticipatore – potremo dirlo solo quando uscirà, a gennaio 2021. Ma il frame è chiaro: una distopia sui brancolanti anni ‘20, un The Social Dilemma in salsa wilsoniana. E allora godiamoci dall’interno il punto di vista di questa Illustre Porcheria, avvertiti a sufficienza che niente di quel che ci circonda è vero.

Fabio Mancini
Fabio Mancini

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