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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

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Lingua Ignota: Kim
Il malessere resta di moda
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Non scappare, Kim. Sono io, Kristin.

Lingua Ignota
Kim

Kristin Hayter, negli ultimi tempi, ci sta servendo su un piatto d’argento una serie di leccornie sotto forma di cover. Naturalmente la musica non fosse quella di Lingua Ignota – che trasuda malessere, decadenza e oscurità da tutte le crepe –, parleremmo di manna per le orecchie.

Questa volta, dopo le più note Jolene e Wicked Game, tocca a un brano potenzialmente incoverizzabile, e forse è proprio per questo che l’intrigante versione della Hayter risulta eccezionalmente personale. Kim di quell’Eminem poetico e brutale di Marshall Mathers LP (2000), un lavoro che probabilmente è stato il picco della carriera dell’artista americano.

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Il pezzo – ormai un cult – parlava del brusco (eufemismo) rapporto con la fidanzata, (poco) simpaticamente rinchiusa nel baule dell’auto, mentre le rime rimbalzavano sul rapporto di coppia e su quello che voleva (o poteva) dire l’essere giovani genitori. «You can’t run from me, Kim! It’s just us, nobody else». Ma a Eminem allora tutti volevano bene, giusto? Kim compresa.

Come era prevedibile quindi, il passato della Hayter risuona negli antri della sua voce e della sua musica, da cui la decisione di interpretare à la Caligula questo pezzo di storia dell’hip hop moderno, amplificando l’anima malsana e lasciando altrove il flow del caso. L’operazione è audace di certo. Il risultato è qualcosa che sfiora il genio per molti, che scivola in un divertissement per qualcun altro. Fatto sta che queste sono le cover che ha davvero senso destrutturare e, solo allora, reinterpretare.

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