Humans vs Robots
 
Deep Sea Diver (feat. Sharon Van Etten): Impossible Weight
Uscire e dimenticarsi la mascherina: un grande classico moderno
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La ciliegina sopra un’ottima torta alle ciliegie.

Deep Sea Diver (feat. Sharon Van Etten)
Impossible Weight

È un mondo difficile, si sa, quello del music business. Al punto che devi essere disposto a tutto, pur di sbarcare il lunario. Anche a fare la turnista per Beck, gli Shins e gli Yeah Yeah Yeahs quando invece il talento vero per sfondare da sola ce lo avresti eccome. Lo so, c’è di peggio, ma se sai suonare in pratica tutti gli strumenti (particolarmente bene la chitarra e le tastiere) e mentre li suoni riesci pure a cantarci sopra con una voce della madonna – cazzuta e allo stesso tempo emozionante – un po’ le palle girano. E invece. Davvero, cosa non si fa per campare.

Jessica Dobson le ha provate tutte – per dire, anche un taglio di frangetta alla Karen O, rimanendo in tema di YYY – ma i suoi Deep Sea Diver sono rimasti una questione che è andata poco oltre la natia Seattle. Almeno per adesso, nonostante due album in cantiere e un terzo in arrivo a breve.

A tal proposito, la notizia confortante è che questa potrebbe davvero essere la volta buona. Se non altro a sentire la title track, dove la Dobson sembra voler prendere l’antico proverbio che aveva come protagonista Maometto e applicarlo alla nicchia delle collaborazioni musicali. In altri termini, se andare a suonare con gente famosa non ha funzionato, magari funziona far suonare gente famosa con te.

In questo senso, la prima impressione – come spesso accade, sbagliata – è che abbia voluto vincere facile: aggiungere Sharon Van Etten a una canzone difficilmente può renderla più brutta. Volerla ficcare però in questa canzone specifica – ovvero in un pezzo già di per sé quasi perfetto, se parliamo di indie-pop schitarrato con gusto – poteva sapere quasi di eccessivo accanimento terapeutico sulle orecchie dell’ascoltatore, più che soddisfatte in partenza. Come mettere una cheesecake dentro un club sandwich, o riempire una Jacuzzi di champagne. Una storia di sboroneria culinaria, complicata insomma.

Storia a lieto fine, comunque. Le due splendide voci si mescolano tra loro senza necessità di minipimer con la passione di un combattimento tra serpenti a sonagli, si scontrano nel corso di tre ritornelli che definire efficaci è poco e alla fine si accasciano insieme, sfinite, a fumarsi la mitica sigaretta post-amplesso.

Bastava un po’ di immaginazione, dopotutto. Cheesandwichake e Champagnuzzi, what else?

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