Humans vs Robots
 
Arlo Parks: Hurt
Il disco lo pubblico o no?
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Nu-soul che scherza con l'hip hop, per una delle voci più belle e delicate del Regno Unito.

Arlo Parks
Hurt

Se parliamo di nu-soul made in UK, Arlo Parks è sicuramente tra i nomi da tenere d’occhio prossimamente. Giovanissima (è del 2000) da South London, nel sangue della ragazza scorre un melting pot etnico – ha origini nigeriane, del Chad e francesi – e musicale: la sua proposta spazia dal soul, appunto, all’R&B più morbido e melodico, incorporando tutta una serie di riferimenti ai vari trend della black music – un certo funk che va verso l’hip hop, in veste però solamente strumentale – che di volta in volta creano il tappeto sonoro perfetto per la sua voce. 

Voce che – delicatissima, sensuale, con un range molto ampio e forte soprattutto sugli alti – è sicuramente il punto di forza più eclatante di Arlo, insieme alla scrittura. Non parliamo infatti "solo" di ottimi pezzi pop, ma anche di testi che scavano ben più in profondità della media del genere. Si parla con grande sensibilità di depressione, sessualità, salute mentale e tanto altro ancora. È una composizione lirica minimale come gli arrangiamenti da cui è sostenuta, che procede essenziale e soprattutto per sottrazione, e proprio per questo ancora più potente. 

Dal singolo Cola, la sua prima hit, nel 2018 passando per un paio di buonissimi EP e svariati singoli che contano anche collaborazioni gustose (per Black Dog con i fratelli Carner, in Sangria con Easy Life), siamo arrivati a quest'ultimo – e sempre ottimo – Hurt. Speriamo che sia il preludio a un esordio in LP che sarebbe anche ora arrivasse.

Luca Roncoroni
Luca Roncoroni

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