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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c'è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Questa è la sezione longform di HVSR.

Extended Play

C'è spazio per un altro giornalismo musicale, che non si alimenti solo di comunicati stampa camuffati da news, di interviste copia-e-incolla e di altri argomenti di nessuna rilevanza? Ci proviamo.

Zeal & Ardor: Vigil
Tattoos are for boys, red hot iron is for men
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Musica nera, in tutti i sensi.

Zeal & Ardor
Vigil

Black Lives Matter, si sa. La cosa buffa è che qui, nello specifico, stiamo parlando non solo del grido – di aiuto e di orgogliosa autodeterminazione allo stesso tempo – che la comunità nera sta lanciando ovunque, ma anche di quello che la musica comunemente considerata più oscura si vergogna di lanciare per non rompere l’incantesimo alla base dello stereotipo ai più noto come “il metallo non è roba per fighette”.

In entrambi i casi, la variabile impazzita – e quindi, a suo modo, salvifica – si chiama Manuel Gagneux. Figlio di un biologo svizzero e di una cantante jazz afroamericana, già per questioni genetiche si candidava a essere portavoce di una contaminazione di generi che desse alla luce qualcosa di buono. Così, quando durante una discussione sul forum 4chan ha chiesto candidamente «secondo voi che tipo di musica dovrei fare?» e un simpaticone ha suggerito «black metal per negri», lui ha preso la palla al balzo e ha cercato di rispondere alla domanda che tutti noi ci stavamo facendo dai tempi della guerra di Secessione – cosa sarebbe successo se gli schiavi degli stati del sud si fossero rivolti al diavolo invece che a nostro signore Iddio?

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Solo un esempio. Nell’intento di far provare la cosa sulla pelle (nel vero senso della parola) dei propri fan – e risvegliare le loro coscienze sull’argomento con l’aiuto, diciamo, della maieutica – al banchino dei suoi concerti, accanto al solito merchandising, ha messo un tizio che se vuoi ti marchia con un ferro rovente il suo logo sulla carne viva. Come un vitello, o come uno schiavo appunto. In molti non l’hanno capita. Nel senso che hanno accettato entusiasti di sottoporsi alla bruciante esperienza.

Questo per dire quanta strada ha da fare il poveretto per far germogliare il suo messaggio nella testa del satanista wannabe medio.

Per il resto – e cioè tornando al punto di partenza e alle cose più importanti – se è vero che la storia dovrebbe parlare per se stessa e che ogni parola aggiunta da noi presuntuose pedine finisce spesso per rivelarsi una scusa, un errore o una bugia in malafede, il progetto Zeal & Ardor potrebbe essere la famosa eccezione che conferma la regola. Vigil è uno dei due nuovi pezzi che ci propone e riesce a essere una cosa simultaneamente molto semplice e molto complicata: è la black music come dovrebbe essere oggi. Sexy e impegnata. Un pugno in faccia che non vedi l’ora di prendere. E dopo di viene pure da dire grazie.

Wake of a Nation doveva essere un disco la cui uscita era prevista per l’anno prossimo. Poi le cose nel mondo sono precipitate in fretta ed è diventato un EP da pubblicare subito. Perché i programmi seri si cambiano in base alle contingenze esterne. Perché ce n’era bisogno adesso.

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